7 Gennaio 2026
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Calabria

Vibo, la provincia sacrificata. L’ultimo decreto di Occhiuto vale come una sentenza di morte per la sanità vibonese

Nel silenzio assordante della politica, il nuovo decreto regionale certifica ciò che i cittadini sanno da anni: Vibo è stata lasciata morire. I numeri impietosi e responsabilità trasversali

C’è un momento in cui persino le carte smettono di essere burocrazia e diventano giustizia sommaria. Il Decreto 302/2025, firmato dal Commissario ad acta Roberto Occhiuto, non è un atto amministrativo: è la sentenza di condanna della provincia di Vibo Valentia.
Una decisione che porta il sigillo del Burc ma somiglia più a un cappio stretto attorno al territorio più fragile della Calabria. Nero su bianco, tra tabelle e cifre asettiche, prende forma il fallimento ventennale di una politica che ha preferito voltarsi dall’altra parte.
E oggi si scopre che Vibo vale, per la Regione, meno di un terzo del resto della Calabria.

Un massacro certificato dai numeri

Per capire l’entità della disfatta basta leggere le cifre. Non interpretarle: leggerle. Nel triennio 2022-2024 a un cittadino vibonese sono stati destinati 30,16 euro. Nel 2025 salgono a 32,56 euro. Nel 2026-2027 sfiorano i 34,28 euro. Mentre la media regionale vola oltre i 122 euro pro capite. Quattro volte di meno. Quattro. Una sproporzione che non ha precedenti, né giustificazioni. Un dato che non si commenta: si denuncia.
E infatti la relazione tecnica lo dice chiaramente: Vibo è l’unica provincia strutturalmente priva delle reti essenziali della sanità territoriale. Niente RSA medicalizzate, niente moduli SLA, niente riabilitazione, niente salute mentale, niente di ciò che dovrebbe essere garantito per legge. E cosa decide la Regione? Di finanziare meno proprio il territorio che ha di meno. Un paradosso amministrativo, ma soprattutto un insulto politico.

Responsabilità bipartisan: un doppio tradimento

È troppo facile, oggi, puntare il dito solo contro il centrodestra. È troppo comodo prendersela con l’ultimo atto del commissariamento. La verità è molto più amara:
centrosinistra e centrodestra hanno lavorato insieme – negli anni – per cancellare Vibo Valentia dalla mappa degli investimenti sanitari. I primi hanno lasciato la provincia senza strutture, senza programmazione, senza rete territoriale.
I secondi non solo non hanno corretto quegli errori: li hanno cristallizzati, sancendo nel Decreto 302/2025 che Vibo è – ufficialmente – la provincia meno finanziata di tutta la Calabria. In politica non esiste la fatalità. Esiste la responsabilità. E qui è trasversale, piena, indelebile.

Un territorio isolato, una comunità tradita

A Vibo i cittadini vivono nell’assenza totale dello Stato regionale. Chi ha un parente malato sa bene cosa significa: chilometri di macchina, file, viaggi della speranza, abbandono. Niente RSA medicalizzate. Niente riabilitazione. Niente assistenza per SLA o malattie degenerative. Una rete di salute mentale ridotta a brandelli. E intanto cosa accade altrove? Crotone sfonda quota 244 euro pro capite grazie ai progetti OBERON. Cosenza e Catanzaro navigano serene sopra la media regionale. Reggio Calabria ottiene fondi extra per la riconversione psichiatrica.

Vibo? Condannata a 30 euro. Più che un tetto di spesa, una lapide. Lo ha scritto chiaramente anche l’architetto Francesco La Bella, non un politico ma un cittadino qualsiasi, l’unico che ha avuto il coraggio di chiamare questo massacro col suo nome in un posto pubblicato sui social.

Il cappio politico e la chiamata alla mobilitazione

Questa non è una polemica: è una denuncia. Una denuncia che nasce dai numeri ufficiali della Regione, non dalle opinioni. Il modello di riparto – quello che oggi condanna Vibo – è stato costruito dal centrosinistra e mantenuto dal centrodestra. È un meccanismo che penalizza chi non produce, e chi non produce non lo fa perché le stesse forze politiche non hanno mai dato a questo territorio la possibilità di farlo.

Il risultato è un circolo vizioso perfetto: Zero strutture, zero produzione, zero finanziamenti, zero speranza. E a chi protesta viene risposto che “mancano i requisiti”.
Ma i requisiti – le strutture, i servizi, le reti – erano proprio la politica a doverli creare.

Il Decreto 302/2025 è una pagina nera della storia calabrese. È la prova che Vibo Valentia non è stata dimenticata: è stata scartata. E ora, chi governa la Regione deve scegliere se continuare a essere il custode di questo scempio o il primo artefice di un cambiamento necessario. Gli occhi dei cittadini sono puntati su di lui. E questa volta, non basteranno le conferenze stampa. Perché Vibo Valentia non è una provincia di serie B. È una comunità che ha pagato troppo, per troppo tempo. E che oggi pretende, pretende davvero, che sia ristabilita la giustizia che la politica – tutta – le ha negato.

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