8 Gennaio 2026
5.8 C
Calabria

Consiglio regionale, ecco la mappa del potere: 1,4 milioni di euro all’anno ai gruppi. Forza Italia fa il pieno

Pubblicate sul Burc le delibere che ripartiscono il budget del personale: ecco quanto prende ogni gruppo politico. Otto azzurri guidano la classifica, seguono FdI, Occhiuto Presidente e Pd

Il Consiglio regionale della Calabria ha messo nero su bianco, sul Burc n. 234 del 26 novembre 2025, uno dei primi significativi passaggi della nuova legislatura: la definizione del budget per il personale dei gruppi consiliari, una voce che – da sola – vale 1.406.024,22 euro l’anno. Non si tratta di finanziamenti generici né di fondi discrezionali, ma di risorse rigidamente incardinate dentro la Legge regionale 13/2002 e nel quadro nazionale fissato dalla Conferenza Stato–Regioni dopo la stagione dei tagli e della trasparenza imposta dal 2012.

I 31 consiglieri sono distribuiti in 10 gruppi, la somma complessiva arriva appunto a superare di misura la soglia di un milione e quattrocentomila euro. Da lì in poi il calcolo è matematico: più consiglieri ha un gruppo, maggiore è la sua quota. E per il 2025, essendo l’insediamento avvenuto il 12 novembre, si parte con una prima tranche calcolata sui giorni effettivi: 19 giorni di novembre, cui seguirà la quota piena di dicembre.

Quanto “pesa” un consigliere: la matematica del finanziamento pubblico

Ogni consigliere vale, per la contabilità del proprio gruppo, un budget teorico di 3.779,64 euro al mese. Applicando lo stesso parametro ai 19 giorni utili del novembre di insediamento, si scende a 2.393,77 euro, come previsto dalla formula ufficiale.
È così che si arriva alla prima cifra utile della legislatura: per il bimestre 12 novembre – 31 dicembre 2025, il Consiglio ha impegnato 191.375,52 euro, divisi in 74.206,83 euro per il periodo di novembre e 117.168,69 euro per dicembre. Sono numeri che anticipano il ritmo di spesa dei prossimi anni, quando la macchina dei gruppi funzionerà a regime con una cadenza mensile fissa.

Forza Italia in testa, seguono FdI, Occhiuto Presidente e Pd

Il gruppo che assorbe la fetta più consistente del budget è Forza Italia, forte di otto consiglieri. Il calcolo è quello lineare: 362.844,96 euro l’anno, con un primo bimestre che porta nelle casse del gruppo 49.387,23 euro, frutto dei 19.150,15 euro di novembre e dei 30.237,08 euro di dicembre. Una cifra che rispecchia semplicemente la dimensione del gruppo, che oggi è il più numeroso all’interno del Consiglio.

Dietro il partito azzurro, un terzetto compatto di gruppi da quattro consiglieri ciascuno: Fratelli d’Italia, Occhiuto Presidente e Partito Democratico. Per tutti e tre valgono le stesse cifre: 181.422,48 euro annui, mentre per il bimestre sono 24.693,62 euro, divisi tra 9.575,08 euro nel mese di novembre ridotto e 15.118,54 euro in dicembre. La parità numerica dei gruppi rende identica la loro dotazione, ed è forse uno dei pochi punti in cui la matematica parlamentare mette sullo stesso piano maggioranza e opposizione.

La fascia intermedia, i gruppi da tre: Lega e Tridico Presidente

Nel segmento intermedio, quello dei gruppi con tre consiglieri, troviamo Lega Salvini Calabria e Tridico Presidente. Anche qui le cifre coincidono in tutto e per tutto: 136.066,86 euro come plafond annuale e un primo pacchetto da 18.520,21 euro distribuito sui due mesi. Per novembre, i conti si fermano a 7.181,31 euro, mentre a dicembre la quota piena sale a 11.338,91 euro.
Sono gruppi che non toccano i livelli delle formazioni più strutturate, ma che dispongono comunque di una dotazione significativa, in grado di coprire – almeno potenzialmente – più di una posizione di personale interno o distaccato. Ed è proprio su questa fascia, spesso politicamente fluida, che la dinamica delle risorse può incidere maggiormente sulla capacità operativa dei consiglieri.

I piccoli che pesano: Noi Moderati e i tre gruppi mononucleari

A un livello ancora inferiore, ma comunque rilevante, si colloca Noi Moderati, gruppo composto da due consiglieri, cui spetta una quota annua di 90.711,24 euro. Nel bimestre la somma è di 12.346,81 euro, suddivisa tra 4.787,54 euro al debutto di novembre e 7.559,27 euro nel mese successivo.

Infine la fascia che, numericamente, sembra marginale ma che politicamente ha spesso un ruolo determinante: i gruppi mononucleari, uno per ciascun consigliere. Qui la matematica del sistema si fa più evidente: 45.355,62 euro annui, con una quota bimestrale di 6.173,40 euro divisa tra 2.393,77 euro per i 19 giorni di novembre e 3.779,64 euro per dicembre. Le tre formazioni che rientrano in questa categoria sono Casa Riformista – Italia Viva, Movimento 5 Stelle e Democratici Progressisti. Pur rappresentando un solo seggio, ciascuno di questi gruppi dispone della quota piena assegnata al singolo consigliere, esattamente al pari dei colleghi dei gruppi più grandi.

La clausola chiave: budget flessibile e aggiornato in tempo reale

Una delle parti più rilevanti della delibera, e forse meno immediatamente visibili, riguarda ciò che accade quando la geografia politica dell’Aula cambia. L’Ufficio di Presidenza stabilisce infatti che ogni variazione nella composizione dei gruppi – siano esse nuove adesioni, scissioni, confluenze o ricostituzioni – produrrà una modifica automatica del budget assegnato, senza bisogno di ulteriori atti formali.

A occuparsi dell’aggiornamento sarà direttamente il Settore Bilancio e Ragioneria, che provvederà a rimodulare gli importi mese per mese. Questo significa che il sistema dei finanziamenti non è stabile per l’intera legislatura, ma può oscillare in base alla fluidità politica. Una scelta che rispecchia l’impostazione della legge, nata per evitare sprechi e sovra-assegnazioni in caso di gruppi che si svuotano o, al contrario, crescono a dismisura.

Perché tutto questo conta: trasparenza, costi reali e ruolo dei gruppi

È attraverso questi fondi che i gruppi possono dotarsi di collaboratori, funzionari, assistenti, esperti, figure che supportano l’attività legislativa, la redazione di atti, l’analisi dei documenti, la comunicazione istituzionale. La critica – diffusa negli anni scorsi in molte regioni – non riguarda l’esistenza dei fondi, ma la loro gestione. La domanda politica – inevitabile – riguarda l’effettivo utilizzo di questi fondi nei prossimi mesi: se saranno impiegati per rafforzare la funzione legislativa o se, come spesso accade, verranno assorbiti in modo meno efficiente da apparati che rispondono più alla logica dei collegamenti politici che a quella del servizio istituzionale. Una domanda che potrà trovare risposta soltanto nel monitoraggio costante delle spese e nella pubblicazione dei rendiconti.

ARTICOLI CORRELATI

Banner Bookmakers AAMS

ULTIME NOTIZIE