8 Gennaio 2026
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Calabria

Cannizzaro, l’asso pigliatutto: sorella promossa vice capo di gabinetto, cugina a Bruxelles e regno diviso con Occhiuto

Occhiuto governa la giunta, Cannizzaro controlla il Consiglio. Un “doppio trono” che accentra ogni leva politica e amministrativa nelle mani di due soli uomini, trasformando la Regione in un regno a gestione incrociata

In Calabria non è raro che dinamiche politiche e legami familiari si sovrappongano, ma nel caso del deputato di Forza Italia Francesco Cannizzaro lo schema appare particolarmente strutturato. Dagli atti ufficiali emerge nitidamente una costellazione di figure che, per cognome, ruolo o appartenenza territoriale, orbitano attorno al parlamentare reggino, il cui peso specifico non fa più notizia e il cui raggio d’influenza politico-amministrativo continua a espandersi a dismisura con orizzonte al 2026 quando al voto andrà Reggio Calabria e ci sarà da eleggere il nuovo sindaco della città metropolitana.

L’ascesa di Sabina Cannizzaro

La vicenda più recente — e più discussa — riguarda Sabina Cannizzaro, sorella dell’onorevole, oggi Vice Capo di Gabinetto del Consiglio regionale. La nomina è pubblica e trasparente, ma ha aperto immediatamente un dibattito politico sulla rapidità della sua ascesa. La sua carriera in Regione, infatti, inizia nel dicembre 2021, quando viene trasferita per mobilità dal Comune di Reggio Calabria come “Istruttore amministrativo”. Tre anni dopo, con la progressione verticale sancita dal Burc di settembre 2024, viene inquadrata nell’Area dei Funzionari e dell’Elevata Qualificazione come “Funzionario amministrativo”.

Il salto definitivo arriva quando, applicando l’articolo 7 del Regolamento dell’Ufficio di Gabinetto, il ruolo di Vice Capo viene equiparato sul piano economico a quello dei dirigenti di settore. Le determine parlano chiaro: 90.500,28 euro per il 2024, 95.118,24 euro per il 2025, e 72.395,54 euro per il 2026. Una cifra perfettamente in linea con il trattamento dirigenziale previsto dal regolamento, ma che rappresenta un balzo di carriera significativo rispetto all’ingresso iniziale nella pubblica amministrazione regionale.

Le domande sollevate dagli osservatori riguardano l’opportunità politica, più che la legittimità formale. L’incarico è legittimo, ma la velocità dell’ascesa, il ruolo strategico dell’ufficio e il rapporto di parentela con uno dei politici più influenti della Calabria alimentano una discussione che va ben oltre la burocrazia.

Giuseppina Princi, la cugina arrivata a Bruxelles

L’altra figura che completa il mosaico familiare è Giuseppina Princi, cugina di Cannizzaro e oggi eurodeputata. La sua elezione, frutto del voto popolare, ha consolidato la presenza della famiglia nei livelli più alti delle istituzioni. La sua esperienza come vicepresidente della Regione nella giunta Occhiuto l’ha resa un punto di riferimento per Forza Italia, una sorta di ponte politico tra Cittadella e Bruxelles.

Non è un mistero che il suo nome circoli da tempo come possibile candidata a sindaco di Reggio Calabria, e su questo fronte la maggior parte degli osservatori regionali nota come diverse mosse compiute da Cannizzaro in Consiglio — a partire dall’elezione alla presidenza dell’Assemblea di Palazzo Campanella di Salvatore Cirillo, figura considerata vicina all’area di Cannizzaro — sembrino disegnare un quadro orientato proprio a preparare il terreno a una futura investitura della Princi. Una prospettiva che, se confermata, suggellerebbe ulteriormente il dominio territoriale dell’area politica cannizzariana, trasformando la città e l’area metropolitana in un’unica piattaforma di potere perfettamente integrata.

Il patto non scritto con Occhiuto

Sul piano politico, è la relazione tra Cannizzaro e il presidente della Regione Roberto Occhiuto a definire il quadro complessivo del potere calabrese. Guido Preta in una recente analisi pubblicata proprio su Calabria7, descrive il loro rapporto come una sorta di monarchia duale: Occhiuto esercita un controllo totale sulla giunta, accentra deleghe e dossier strategici e lascia agli assessori ruoli svuotati, pura rappresentanza senza contenuti. Allo stesso tempo Cannizzaro domina il Consiglio regionale, controlla equilibri, nomine e dinamiche interne, assicurando a Forza Italia una presa capillare sul territorio.

L’equilibrio si riflette nelle scelte politiche: l’ingresso in Consiglio regionale di figure vicine agli Occhiuto e alla loro area, come Piercarlo Chiappetta, cognato del senatore Mario Occhiuto, o la nomina ad assessore di Eulalia Micheli, di cui lo stesso senatore è stato testimone di nozze. Nessuna irregolarità, nessuna violazione della legge, ma un quadro politico che ruota attorno a criteri di fiducia personale, fedeltà e rapporti consolidati, più che alle competenze tecniche.

Il doppio “trono” e le cerchie ristrette

Considerando nel loro insieme le nomine, le promozioni e il peso politico delle figure coinvolte, la Calabria appare come un sistema governato da cerchie ristrette, impermeabile alla partecipazione esterna e fortemente gerarchizzato. Un “doppio trono”: Occhiuto alla guida della giunta, Cannizzaro alla guida del Consiglio. Una spartizione dei poteri non dichiarata formalmente, ma evidente nella distribuzione delle funzioni e nella gestione degli equilibri.

È fondamentale chiarire che tutto ciò è legittimo e conforme alle norme vigenti. La questione non riguarda la legalità, ma l’opportunità politica. In una Regione che ha spesso dichiarato di voler rompere con pratiche clientelari e familistiche, la concentrazione di ruoli così rilevanti nelle mani di persone legate da rapporti di parentela o amicali solleva dubbi e alimenta un dibattito sempre più acceso. La domanda che rimbalza nei corridoi politici è semplice: è compatibile con la trasparenza istituzionale un modello che affida posizioni strategiche a parenti diretti di chi governa? Per alcuni la risposta è positiva, perché tutto avviene nel rispetto delle norme. Per altri è l’ennesima conferma di un sistema chiuso, dove il merito rischia di restare schiacciato sotto il peso delle relazioni personali.

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