È cominciata con una lettura intensa sulla gravità della violenza sulle donne la seduta odierna del Consiglio regionale. Un intervento voluto dal presidente Salvatore Cirillo, che ha richiamato la norma regionale promossa da Giusy Princi, la stessa che ha messo sul piatto 10 milioni di euro per politiche di parità di genere. Un modo per ricordare che, al di là delle contrapposizioni, certe battaglie non hanno colori politici.
L’addio di Tridico e l’ingresso di Barbuto ridisegnano l’opposizione
A tenere banco è stato soprattutto il passaggio formale che il centrosinistra sapeva di dover affrontare da settimane: la presa d’atto delle dimissioni di Pasquale Tridico. L’ex presidente dell’Inps, candidato governatore del campo largo sconfitto da Occhiuto, ha scelto definitivamente di sedere a Bruxelles, lasciando vacante un posto che ora passa a Elisabetta Barbuto, figura storica del Movimento 5 Stelle.
L’ingresso della Barbuto restituisce ai pentastellati una voce più strutturata, ma sposta anche gli equilibri della minoranza. Il Pd resta l’asse centrale, ma continua a convivere con tensioni irrisolte: su tutte, la posizione di Giuseppe Falcomatà, sempre più lontana dalla linea del gruppo e dei vertici regionali. La minoranza, già frammentata tra gruppi piccoli e sensibilità divergenti, si ritrova così a dover ripensare il proprio baricentro politico proprio nel momento in cui avrebbe tentato di ricompattarsi. La costruzione di un intergruppo, avviata da Tridico prima della scelta europea, si ferma qui. E l’opposizione, ancora una volta, rimane senza una guida riconosciuta.
Una maggioranza apparentemente compatta, ma in attesa della resa dei conti
Sul fronte opposto, la maggioranza guidata da Roberto Occhiuto ha mostrato numeri compatti e un voto disciplinato. Ma l’armonia è solo in superficie. Le prossime settimane saranno infatti decisive per la spartizione delle presidenze delle Commissioni, un passaggio tradizionalmente delicato. Nel centrodestra si sa già che il gruppo Forza Italia–Occhiuto Presidente punta alla presidenza più pesante, mentre Fratelli d’Italia ha già messo il piede avanti rivendicando due ruoli chiave. Una mossa che ha generato malumori negli alleati e che rischia di trasformare la sessione delle nomine in un vero banco di prova per la coalizione.
Assestamento da 79 milioni: cosa cambia realmente per la Regione
Il Consiglio ha anche approvato la manovra di assestamento predisposta dalla Giunta: 79,4 milioni di euro che arrivano in gran parte dall’Avanzo di amministrazione 2024. Una somma usata per garantire equilibri di bilancio ma anche per correggere alcune criticità arretrate.
A pesare tra le spese c’è innanzitutto il conto da 5,4 milioni derivante dal contenzioso con Regione Futura Srl, relativo alle riserve sull’appalto della Cittadella del 2006. Un vecchio nodo mai sciolto che oggi presenta il conto alla Calabria. Accanto a questo, vengono accantonati 4,5 milioni per coprire i rischi delle 22 vertenze sanitarie ancora aperte. La parte più politica della manovra riguarda però gli investimenti: 17,8 milioni destinati al sistema ospedaliero regionale, in un momento in cui la sanità resta uno dei principali nervi scoperti del territorio, e 10 milioni per l’Auditorium Calipari, destinato a diventare uno degli interventi simbolo della legislatura Occhiuto.
La nuova legge sugli ulivi tra tutela e modernizzazione
È passata senza scossoni anche la modifica alla legge del 2012 sulla tutela del patrimonio olivicolo, illustrata in aula dalla consigliera Elisabetta Santoianni. La Calabria, seconda regione d’Italia per produzione di olio e custode di 33 cultivar autoctone, si dota di una norma che aggiorna regole troppo rigide e spesso disallineate con le esigenze delle aziende agricole. La novità più rilevante riguarda la possibilità di estirpare gli ulivi non monumentali, a patto che vengano sostituiti entro un anno con la stessa cultivar o che venga versato un contributo al Fondo di valorizzazione. Una flessibilità che permette alle aziende di modernizzare gli impianti, preservando però la ricchezza genetica del territorio. Gli ulivi monumentali, invece, vengono sottoposti a una tutela più rigorosa, con vincoli più severi su rimozione e interventi. Una norma, insomma, che punta a conciliare tradizione e innovazione, nel tentativo di rilanciare uno dei settori strategici dell’agricoltura calabrese.


