Nel Partito Democratico di Lamezia Terme è esplosa una guerra intestina che rischia di frantumare definitivamente l’unità del gruppo consiliare. Al centro del conflitto c’è la nomina del capogruppo in Consiglio comunale, su cui si stanno confrontando – in realtà scontrando – due anime ormai inconciliabili: da un lato i sostenitori di Doris Lo Moro, ex magistrata, già senatrice e candidata a sindaco alle ultime comunali; dall’altro il fronte legato alla consigliera regionale Amalia Bruni, ex sfidante del centrodestra alla guida della Regione.
Dopo la sconfitta elettorale, Doris Lo Moro aveva dichiarato pubblicamente di non voler rivestire il ruolo di capogruppo, affermando però di essere «a disposizione dell’intero centrosinistra» e sottolineando la responsabilità derivante dai 12mila voti ricevuti. Ma a distanza di settimane, di fronte al muro di veti e al mancato accordo tra le correnti, la situazione si è radicalizzata. A invocare a gran voce la sua nomina, ora, è una larga fetta della base Pd, che ha sottoscritto un appello pubblico.
L’appello degli iscritti: “Lo Moro deve guidare il gruppo”
Il documento firmato da centinaia di iscritti e simpatizzanti non lascia spazio a dubbi: «Doris Lo Moro deve essere capogruppo. Una scelta diversa sarebbe del tutto ingiustificabile agli occhi della città». Il testo denuncia l’ostracismo interno, accusando una parte dei consiglieri di voler escludere Lo Moro per «motivi personali o di potere» e chiede al segretario cittadino, Vittorio Paola, di uscire dall’ambiguità. «Serve una presa di posizione chiara e netta – si legge – ogni ulteriore silenzio minaccia di compromettere definitivamente la fiducia nel nostro partito». L’appello diventa un atto d’accusa contro il gruppo dirigente locale, accusato di trasformare la legittima dialettica interna in guerra di logoramento, incapace di valorizzare «figure di esperienza e competenza» come quella di Lo Moro.
Muraca e Vescio sbarrano la strada a Lo Moro
Il no più netto alla nomina di Lo Moro arriva però proprio dall’interno del gruppo consiliare Pd. A guidare la resistenza è l’attuale capogruppo Fabrizio Muraca, spalleggiato dalla sua vice, la consigliera Lidia Vescio, espressione diretta dell’area Bruni. Secondo quanto riferito, i due non avrebbero digerito le critiche espresse pubblicamente da Lo Moro contro il gruppo dirigente del Pd calabrese, compresi nomi come Irto, Alecci e Bruni.
In una nota, Vescio ha chiarito: «La discussione è nata da dichiarazioni non costruttive rilasciate da Lo Moro subito dopo la sconfitta. Nessuna esclusione, solo una riflessione politica legittima». E ha lanciato un invito a non alimentare polemiche pubbliche su questioni che dovrebbero essere gestite nei luoghi interni del partito.
Masi affonda: “Una resa dei conti in stile sovietico”
Ma le parole di Lidia Vescio hanno provocato la reazione durissima di Gennarino Masi, ex segretario cittadino e oggi consigliere comunale. In un comunicato infuocato, Masi parla senza mezzi termini di «tentativo maldestro di escludere Doris Lo Moro» e denuncia un clima interno da «pulpito autoritario»: «Aver osato criticare la gestione della campagna elettorale o il congresso segnato da gravi irregolarità sembra essere diventato un reato di lesa maestà. Alla faccia della democrazia!».
E rincara: «La balcanizzazione del Pd lametino nasce proprio dagli atteggiamenti ostili della corrente Vescio. Davanti a tanto veleno, sarebbe il caso di fare un onesto mea culpa». Poi la stoccata finale: «Il tentativo di estromettere Doris Lo Moro è fallito. Non è fallito, purtroppo, il disegno di trasformare la dialettica politica interna in pura caciara».
Il Pd lametino senza guida, con le carte in fiamme
Il Partito Democratico lametino non riesce a trovare una sintesi, né a fare chiarezza su una vicenda che si sta trascinando da settimane con danni evidenti all’immagine del partito. Il nodo della nomina del capogruppo è diventato il simbolo di una guerra più profonda, cominciata ben prima della candidatura di Doris Lo Moro. Il problema non è solo un nome, ma il modello di partito che si vuole costruire: aperto al confronto o blindato da logiche di corrente. Nel frattempo, l’opposizione al neo-sindaco Mascaro resta priva di una guida definita. Il Pd, primo partito della città, continua ad auto-immolarsi in una faida fratricida, mentre fuori le emergenze politiche e sociali di Lamezia attendono risposte.


