Il Consiglio regionale della Calabria ha approvato, oltre l’una di notte, l’intero pacchetto di modifiche che ridisegna l’architettura istituzionale della Regione. Nessun rinvio, nessun passo indietro e nessuna mediazione: la maggioranza ha confermato l’ampliamento della Giunta da sette a nove componenti, con l’introduzione di due sottosegretari, e ha dato semaforo verde alle modifiche parziali dello Statuto.
La richiesta di rinviare la discussione, avanzata dalla consigliera Filomena Greco (Casa Riformista – Italia Viva), è stata respinta. Le votazioni si sono consumate al termine di una seduta tesa, che ha segnato una delle revisioni istituzionali più controverse degli ultimi anni.
Le ragioni della maggioranza: “Nessun costo, solo un adeguamento tecnico”
Il relatore Domenico Giannetta (Forza Italia) ha illustrato la riforma definendola un adeguamento «necessario» per allineare lo Statuto alla normativa nazionale, che consente alle Regioni sotto i due milioni di abitanti di aumentare il numero degli assessori. “È un aggiornamento tecnico“, ha spiegato in Aula, «non comporta costi aggiuntivi e segue quanto già fatto da altre Regioni nella disciplina dei sottosegretari”.
Giannetta ha descritto l’introduzione dei sottosegretari come uno strumento «moderno e flessibile», sottolineando che una legge regionale definirà competenze e modalità operative. Una linea condivisa da diversi esponenti della maggioranza, tra cui Marco Polimeni (Forza Italia), Orlandino Greco (Lega), Vito Pitaro e Riccardo Rosa (Noi Moderati) e Angelo Brutto (Fratelli d’Italia). Tutti hanno sostenuto che il rafforzamento dell’esecutivo permetterà una gestione più efficace delle deleghe e una maggiore capacità di risposta amministrativa.
Le accuse dell’opposizione: “Riforma politica, non tecnica. E i costi arriveranno”
Le opposizioni hanno contestato ogni punto della riforma e il metodo con cui è stata portata in Aula. Elisa Scutellà (Movimento 5 Stelle) ha definito il provvedimento “inopportuno” e “figlio di equilibri interni” più che delle esigenze del territorio. Secondo M5S l’invarianza finanziaria è “poco credibile” e l’ampliamento della Giunta produrrà inevitabilmente costi aggiuntivi.
Il fronte progressista, con Ernesto Alecci e Rosellina Madeo (Partito Democratico), Filomena Greco (Casa Riformista – Italia Viva) e Vincenzo Bruno (Tridico Presidente), ha criticato l’assenza di un passaggio nelle Commissioni, la mancanza di un’istruttoria approfondita e la rapidità dell’iter. A giudizio dell’opposizione, la riforma riduce gli spazi democratici, anche perché arriva insieme a una modifica collegata che limita il ricorso al referendum.
Bruno ha ricordato che la figura dei sottosegretari era stata abolita nel 2010 “per ragioni di razionalizzazione” e ha sostenuto che la Calabria avrebbe bisogno di investimenti nei servizi essenziali, non di nuove figure istituzionali.
L’accusa di irregolarità nell’iter
La contestazione non si è fermata ai contenuti. L’opposizione ha denunciato una violazione delle procedure previste dallo Statuto. Greco ha richiamato l’assenza del parere del Consiglio delle Autonomie Locali e la mancata possibilità di ricorrere a un referendum confermativo, previsto dall’articolo 123 della Costituzione per le modifiche statutarie.
Giuseppe Falcomatà (Pd) ha parlato di “mortificazione del dibattito consiliare”, ricordando che non è stata prevista alcuna discussione in Commissione e collegando la riforma statutaria al disegno di limitare gli strumenti di partecipazione democratica.
Il divario tra politica e cittadini
Alcuni interventi hanno richiamato le emergenze del territorio. Francesco De Cicco (Democratici Progressisti) ha osservato che mentre l’Aula discuteva di assetti istituzionali, molte comunità calabresi affrontavano «problemi concreti» come acqua, case popolari e viabilità.
Giannetta, nelle repliche, ha però difeso la scelta della maggioranza come un atto “responsabile e necessario” per evitare conflitti interpretativi con la normativa nazionale e dare stabilità al sistema istituzionale regionale.
Il conflitto sul Programma di governo
Il dibattito sul Programma di governo, presentato dal presidente Roberto Occhiuto, ha segnato un secondo fronte di scontro. L’intervento di apertura è stato affidato a Pasquale Tridico (Tridico Presidente), che ha definito la narrazione della maggioranza “eccessivamente ottimistica”. Tridico ha citato l’indicatore sulla «trappola dello sviluppo», secondo cui la Calabria è ultima in Italia e ultima anche nel Mezzogiorno. Ha parlato di un turismo in calo dal 2019, con Lamezia Terme “la più colpita”, e di una sanità “in emergenza strutturale”, richiamando il dato delle settemila persone che nel 2025 si sarebbero rivolte a cure fuori regione. La conclusione di Tridico è stata netta: “Vi auguriamo buon lavoro, perché la Calabria ha bisogno di risultati, non di annunci. Servono realismo e responsabilità”.
L’opposizione: “Programma lontano dalla realtà”
La minoranza ha rafforzato le critiche. Greco ha definito la narrazione della maggioranza «surreale»; Alecci ha elencato criticità su sanità, depurazione, istruzione e infrastrutture; Falcomatà ha denunciato la mancata attuazione di impegni programmatici del 2021, con particolare riferimento all’ospedale di Reggio Calabria e alla facoltà di medicina.
Giuseppe Ranuccio ha giudicato il programma «un libro dei sogni», mentre Madeo ha richiamato incongruenze e assenza di un impianto tecnico.
La deputata Elisa Scutellà (M5S) ha accusato la maggioranza di voler far «passare in sordina» l’aumento delle poltrone e la riforma del regolamento. Ha aggiunto: “Che Calabria straordinaria è quella che parla del Ponte sullo Stretto senza migliorare le infrastrutture che impediscono ai calabresi di restare in Calabria?”.
La replica di Occhiuto
Il presidente Roberto Occhiuto ha risposto duramente alle opposizioni: “Non voglio un’opposizione accondiscendente, ma non avete ancora capito perché i calabresi non vi hanno votato». Ha accusato le minoranze di proporre «un’idea antica e superata della Calabria», criticando quella che ha definito una narrazione negativa. Ha sostenuto che i ritardi esistono, ma che la Regione «non può continuare a parlarsi addosso», definendo il dibattito «paradossale”. Ha concluso affermando che l’opposizione dovrebbe “imparare dalle sconfitte”.
Poco dopo le 22, il presidente dell’Aula Filippo Cirillo ha comunicato il risultato del voto: 21 favorevoli, 9 contrari, un astenuto. Il Programma di governo è stato approvato.
I rendiconti regionali e la voce dei numeri
L’attenzione si è poi spostata sui rendiconti delle principali agenzie regionali. Dal bilancio di ARCEA a quello di Calabria Verde, passando per ARPAL, Ente Parchi Marini, Parco delle Serre, ARSAC e ATERP, la consigliera Luciana De Francesco ha illustrato numeri, scostamenti e prospettive, insistendo sulla necessità di rigorosa aderenza ai principi contabili.
Il capitolo si è chiuso con l’approvazione del Rendiconto generale e del Rendiconto consolidato 2024, insieme al bilancio consolidato previsto dal decreto legislativo 118/2011.
La riforma dello Statuto: Giunta più larga e referendum più limitato
Il nodo più politico della notte è tornato nella parte finale della seduta. La richiesta di rinvio avanzata da Filomena Greco è stata respinta e Giannetta ha illustrato la Proposta di Legge Statutaria n. 1/13. La riforma amplia formalmente la Giunta da sette a nove assessori e reintroduce due sottosegretari.
Contestualmente è stata approvata la Proposta di Legge n. 4/13, firmata da Giannetta e Caputo, che disciplina il referendum popolare sullo Statuto, stabilendo che la consultazione dei cittadini è ammessa solo in caso di sostituzione integrale e non per modifiche parziali come quella approvata nella notte.
La legge definisce l’intero percorso, dalla raccolta delle firme all’organizzazione dei seggi, passando per accesso agli atti e facoltà di ricorso, affidati al Segretario generale del Consiglio regionale.
Una notte che ridefinisce gli equilibri istituzionali
La seduta è proseguita fino a tarda notte, con il Consiglio impegnato su un pacchetto che ridisegna ruoli, procedure e strumenti di partecipazione. La maggioranza rivendica un passo avanti nella stabilità amministrativa; l’opposizione denuncia un restringimento degli spazi democratici. Il confronto, serrato e segnato da due visioni opposte della Calabria, ha mostrato un divario politico ancora profondo, destinato a caratterizzare i prossimi mesi dell’attività consiliare.



