Due leggi presentate nello stesso momento, dalla stessa maggioranza, con lo stesso obiettivo: cambiare in profondità lo Statuto della Regione Calabria. La prima per aumentare gli assessori e introdurre due Sottosegretari regionali; la seconda per impedire ai cittadini di chiedere il referendum su quelle modifiche. Un “pacchetto” che sta incendiando il Consiglio regionale che tornerà a riunirsi domani 20 dicembre.
Verso una giunta extralarge
La modifica all’articolo 35 dello Statuto elimina il limite dei sette componenti e lo sostituisce con una formula più vaga, che consente una Giunta “nel numero massimo consentito dalla legge statale“. È un salto politico rilevante: la Calabria verrebbe dotata di un esecutivo più ampio e soprattutto più permeabile alla trattativa politica interna. Contestualmente arriva l’istituzione dei Sottosegretari regionali, incarichi fiduciari nelle mani del Presidente, autorizzati a partecipare alle sedute di Giunta. Un rafforzamento non da poco della macchina politico-amministrativa, introdotto senza particolare clamore, ma con effetti profondi sull’equilibrio istituzionale.
La legge gemella che limita il referendum
La seconda proposta è ancora più controversa. La maggioranza tenta di riscrivere le regole del referendum statutario, previsto dall’articolo 123 della Costituzione e disciplinato dall’articolo 58 dello Statuto calabrese. La norma attuale non distingue: ogni revisione dello Statuto, totale o parziale, può essere sottoposta al voto dei cittadini. La nuova legge, invece, limita il referendum ai soli casi di riscrittura integrale dello Statuto, escludendo quindi proprio le modifiche ora in discussione su assessori e sottosegretari.
In pratica, si cambia la forma di governo regionale mentre si impedisce ai cittadini di pronunciarsi sulla riforma. Una manovra definita da molti come “chirurgica“, per la precisione con cui neutralizza il controllo popolare.
“È un colpo di mano sullo Statuto”
Durissimo il giudizio di Carlo Ranieri, ex funzionario storico del Consiglio regionale e profondo conoscitore della normativa statutaria. Per lui non ci sono dubbi: “Qui si sta usando una legge ordinaria per comprimere un diritto previsto dalla Costituzione e dallo Statuto. È un precedente pericoloso: si sottrae al popolo il controllo sulla revisione della ‘Costituzione calabrese’. Un colpo di mano vero e proprio”.
Ranieri ricorda che l’articolo 123 della Costituzione non permette in alcun modo di restringere il referendum alle sole revisioni totali dello Statuto, e che lo Statuto calabrese considera “revisione” anche ogni modifica parziale. Proprio per questo, sottolinea, nessuna legge ordinaria può intervenire a limitare diritti politici che appartengono al livello statutario e costituzionale. “Se passa questo principio – avverte Ranieri – qualsiasi maggioranza, oggi o domani, potrebbe modificare la forma di governo a pezzi, ritoccandola punto per punto senza mai doversi sottoporre al voto dei cittadini. Sarebbe una deriva democratica”. Le sue osservazioni non sono isolati e con il passare delle ore cresce il fronte di chi ritiene questa iniziativa “ad alto rischio di incostituzionalità”. Proprio per questo, più di qualcuno si dice convinto di un probabile intervento del Governo con una possibile impugnazione davanti alla Corte costituzionale. “Non capisco – osserva Ranieri – perché questa riforma non sia passata dalle commissioni, dove l’Ufficio legislativo avrebbe dovuto esprimere il parere obbligatorio di costituzionalità. È una garanzia prevista proprio per evitare forzature e scelte arbitrarie. Portare direttamente in Aula una modifica statutaria, senza il vaglio dell’apposita commissione consiliare, è un fatto anomalo”.
Una Calabria con più governo e meno democrazia?
Le due proposte, lette insieme, segnano un passaggio istituzionale che difficilmente passerà sotto silenzio. Da un lato c’è una riforma che aumenta l’assetto politico-amministrativo della Regione, ampliando la Giunta e introducendo nuove figure di vertice. Dall’altro c’è una legge che impedisce ai cittadini di giudicare quella stessa scelta tramite referendum, sottraendo al controllo popolare una revisione dello Statuto che dovrebbe essere invece patrimonio condiviso della comunità calabrese.
Il nodo è di quelli che pesano: riguarda il cuore della democrazia regionale, il rapporto tra istituzioni e cittadini, e la natura stessa dello Statuto, la vera “Costituzione” della Calabria.
Ora il Consiglio regionale è davanti a un bivio.
Dovrà decidere se rafforzare la partecipazione popolare o restringerla, se aprirsi al giudizio dei cittadini o evitarlo. Una scelta che dirà molto non solo sul futuro della Regione, ma sull’idea di democrazia che la maggioranza intende costruire.



