Taluni si erano illusi che dopo la mancata elezione alle ultime regionali avrebbe abbandonato il campo. Ma Enza Bruno Bossio c’è, vuole dire ancora tanto nel Pd, e più in generale nell’area di centrosinistra. Inoltre, non è detto che non sarà della partita consiliare: la geografia di Palazzo Campanella attende ancora qualche pronunciamento giudiziario prima di solidificarsi. Ma, per ora, quello che ci interessa sapere da lei è altro.
— 1) Dalla nostra comune amica Antonella Grippo, l’altra volta, hai chiaramente lasciato intendere che dall’interno del Pd ti abbiano fatto più sgambetti. Te ne sei spiegata la ragione?
“L’esito elettorale è frutto di un processo di rinsecchimento che è andato avanti con l’avvento del commissariamento del partito fino all’ultimo congresso provinciale che è stato la eloquente rappresentazione di una grave crisi politica ed organizzativa. In provincia di Cosenza il PD purtroppo non è più un partito organizzato in funzione dell’iniziativa politica sui territori. In questi ultimi dieci anni, siamo passati da 15000 iscritti a meno di 3000 con la scomparsa o il dimezzamento di più del 50% dei circoli. È chiaro che in questa situazione il partito ha abdicato alla sua funzione.
Cosí è stato gioco facile perché si sostituisse alla struttura democratica del partito una rete organizzata in base ai contratti assegnati attraverso le strutture speciali che utilizzano i consiglieri regionali. L’ex capogruppo regionale Bevacqua, pur se non ha brillato per la opposizione politica in Consiglio regionale (come lui stesso ha dichiarato), è stato però assai efficace nel mobilitare queste forze per segnare la differenza nel voto di preferenza.
È inaccettabile che tutto ciò lo si voglia poi spacciare come rinnovamento.
È solo un processo degenerativo dal punto di vista etico-politico, un fenomeno corrosivo dell’insediamento organizzativo ed elettorale del partito e della sua credibilità. Il centro sinistra, aldilà della generosa disponibilità di Tridico, non ha lavorato, tra una sconfitta e l’altra, a costruire un’alternativa. Ciò che preoccupa ancora oggi è non vedere in giro nulla che ci faccia pensare che le cose possano cambiare. Quindi nessuno sgambetto. Io come gli altri candidati non eletti della mia stessa lista abbiamo lavorato a mani nude, ognuna/o con la forza della propria credibilità politica e senza alcun apparato di potere.”
— 2) Subito dopo il voto, ci siamo incontrati ad Amantea, in un dibattito pubblico, durante il quale hai anche argomentato sulla non necessarietà delle dimissioni da parte di chi guida il partito dopo l’ennesima sberla regionale. Non è pericoloso che nessuna sensibilità chieda quantomeno una sessione congressuale straordinaria?
“Sono contraria per definizione alle dimissioni perché non sono le dimissioni a generare il cambiamento. È richiesta una forte capacità di innovazione sia del pensiero politico che del modello organizzativo. È su questo terreno che bisogna incalzare e promuovere una forte battaglia politica e culturale nei gruppi dirigenti. Un processo di rinnovamento è tale se è capace di produrre effettivamente avanzati livelli di innovazione. Nei prossimi giorni, sia a livello regionale che provinciale, si è chiamati a chiudere la fase congressuale con il completamento degli organismi dirigenti del partito. È questo un primo banco di prova per poter coniugare una forte innovazione politico-culturale con il principio della responsabilità e della capacità unitaria dei gruppi dirigenti.
E poi non è possibile che gli organismi dirigenti vengano espropriati della loro sovranità.
Un esempio per tutti: ci saranno nelle prossime settimane le elezioni per il rinnovo del consiglio provinciale di Cosenza. Per questa scadenza, il segretario Lettieri sbaglierebbe se non dovesse condividere il percorso formativo per le scelte da compiere con gli organismi democraticamente eletti, né può ignorare e non dare seguito ad una richiesta di convocazione dell’assemblea provinciale sottoscritta da un’ampia maggioranza dell’organismo.”
— 3) Giuseppe Falcomatà meritava maggiore considerazione dal partito; umiliarlo non credi che sia stato un boomerang politico?
*“Non ho visto umiliazioni, francamente, piuttosto contese sulle preferenze, come d’altra parte è accaduto nel resto della Calabria. Sa quanti consiglieri regionali ha eletto il Pd? 4 su 30. Ciascun primo eletto di ogni circoscrizione più il secondo di Reggio Calabria.
Falcomatà è arrivato secondo come me e come la Iemma, ma in base alla riffa della legge regionale, questa volta l’elezione del secondo candidato non è capitato a Cosenza né alla circoscrizione elettorale dell’area centrale, ma a Reggio Calabria. Per quanto riguarda ciò che sta accadendo nel post elezioni, sia nel gruppo consiliare regionale del PD che al Consiglio comunale di Reggio Calabria, temo che ancora una volta la contesa sia sul potere e non sui contenuti politici. Mi auguro che ci possa essere il tempo di una riflessione unitaria al fine di non essere condannati alla sconfitta alle imminenti elezioni comunali di Reggio Calabria.”
— 4) Il tuo ex amico Oliverio sta portando avanti, con profitto, un tour di ascolto in tutta la Calabria, “Ricostruiamo”, che ne pensi?
*“Innanzitutto questo ‘profitto’ non lo vedo. Mi sembrano discorsi asfittici e autoreferenziali che non aiutano la sinistra. È indubbio (e io l’ho denunciato più volte) che Oliverio abbia subito un torto molto grave dal Partito democratico quando il segretario nazionale Nicola Zingaretti ha deciso di non ricandidarlo a causa di una delle ennesime indagini flop di Gratteri. Ma questo torto è stato fatto a tutto il partito calabrese e in tanti hanno pagato un prezzo altissimo personale e collettivo. E con la scelta dei commissariamenti della federazione di Cosenza e del PD regionale si è dissolto il tessuto organizzativo del partito.
In questo contesto non si è stati all’altezza della sfida che quel momento richiedeva. Quello che rimprovero ad Oliverio è che, invece di difendere il partito, ha pensato solo alla sua reputazione fino ad arrivare alla scelta, profondamente sbagliata, della candidatura a presidente contro il centrosinistra.”
— 5) Oggi cosa pensi sia necessario fare per contrastare l’onda del centro destra e per vincere alla prossima scadenza elettorale delle regionali?
“È richiesta innanzitutto una azione interruttiva di un processo in atto dal 2020: tre sconfitte consecutive caratterizzate da uno scarto percentuale assai pesante. Le prime due sono state giustificate dalle divisioni del centrosinistra. L’ultima, quella dello scorso mese di ottobre, invece è maturata nonostante sia stata messa in campo un’ampia coalizione unitaria.
C’è allora qualcosa di più profondo di un limite nella forma della rappresentanza politica.
Bisogna avere la capacità e la forza di una riflessione che si interroghi prima ancora che su questo limite, sui mutamenti che sono intervenuti nella società calabrese. Nell’ultimo decennio il sistema territoriale regionale, pur con la presenza di alcuni punti di forza, è sempre meno competitivo ed attrattivo e sempre più fragile e depauperato. Questa crisi ha reso la Calabria più dipendente all’interno del sistema-Paese e vaste aree sociali sempre più ripiegate e subalterne verso il potere del “governo”.
La prova a cui sono chiamate le forze che in Calabria intendono rappresentare una alternativa al governo di centrodestra, è quella di saper fronteggiare una crisi che non è solo sociale ed economica ma che manifesta un evidente limite democratico. La domanda di tutela e protezione ormai è sempre di meno rivolta ai corpi intermedi di rappresentanza sociale e sindacale e non si ritengono credibili le stesse forze politiche di opposizione nella loro capacità di dare risposte efficaci.
Sul campo la partita la gioca solo il sistema di potere del governo regionale e dei suoi epigoni. Compete certamente al PD essere la forza di traino in un processo che possa riaccendere la fiducia e fare tornare la speranza di un cambiamento. Le forze dell’alternativa sociale, politica ed istituzionale devono promuovere un patto fondato sul protagonismo attivo dei territori e su un progetto di forte radicalità riformista capace di contrastare il limite della subalternità verso le forme di potere dominante o il ripiegamento verso un populismo tanto demagogico quanto minoritario. Al PD è richiesto un forte ed innovativo salto di qualità nella capacità di rappresentanza, senza cedere al difetto della presunzione dell’autosufficienza e senza rinchiudersi nell’autoreferenzialità dei suoi gruppi dirigenti, ma promuovendo momenti di ascolto e contaminazione.”*
— 6) Cosa voterai al referendum sulla separazione delle carriere?
*“Da donna di sinistra, voterò convintamente SÌ. La riforma che riguarda la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti non è un’idea di Nordio o di Meloni. Ricordo che nella precedente legislatura fu depositata in commissione giustizia e fu discussa, relatore Magi, la proposta di legge di iniziativa popolare dell’Unione Camere Penali che aveva raccolto nel Paese migliaia di firme e che vedeva tra gli oppositori più agguerriti i parlamentari di Fratelli d’Italia.
Non c’è nulla di ideologico dunque in questa riforma, né tantomeno un tentativo di delegittimazione della magistratura e men che meno un asservimento della magistratura al governo. Chi tra i politici agita questi argomenti, e purtroppo ce ne sono anche nel mio partito, o è ignorante, nel senso che ignora quello che è scritto nella legge sottoposta a referendum costituzionale, o subalterno a quei PM che vogliono mantenere il potere esercitato in questi ultimi anni per cui la decisione della condanna e dell’innocenza non è più nel processo, ma nelle indagini che, grazie alla complicità di alcuni settori dell’informazione, condannano mediaticamente le persone. Molto più semplicemente la separazione delle carriere, in coerenza con l’art.111 della Costituzione e con la conseguente separazione dei CSM, è il naturale compimento della riforma dei socialisti Vassalli-Pisapia del 1989.”



