L’uomo cerca la felicità, il benessere psicofisico. Farebbe “follie” pur di ottenerli e conservarli quando si hanno. Quando si perdono queste sicurezze, molto spesso, ci si affida al trascendente. Quando Mamma Natuzza era in vita migliaia di persone andavano a trovarla nella speranza di poter trovare parole di conforto e la guarigione alle loro sofferenze. La Mistica, con il suo atteggiamento materno, riusciva a rasserenare i cuori e riportare l’equilibrio psicofisico.
La malattia come frattura dell’esistenza
Per ogni uomo la malattia rappresenta uno dei momenti più drammatici della vita. Una sconfitta difficile d’accettare. Proprio in questa situazione di fragilità ci si rivolgeva alla Serva di Dio, che veniva in soccorso invitando alla preghiera e ad affidarsi fiduciosi al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime. Ogni creatura di Dio pur di guarire e non soffrire farebbe qualsiasi cosa. Mamma Natuzza questo lo comprendeva.
Il “dono” dell’illuminazione diagnostica
Per questo informava chi la visitava di eventuali malattie, spesso con indicazioni diagnostiche che sembravano provenire da una profonda conoscenza medica nonostante fosse analfabeta. Aveva il dono dell’illuminazione diagnostica e molte persone si rivolgevano a lei sperando di ricevere notizie sui propri problemi di salute. Natuzza Evolo era nota per avere fenomeni mistici come le stigmate e la bilocazione. Secondo le testimonianze, aveva una capacità soprannaturale di diagnosticare malattie. Non si limitava a diagnosticare, ma spesso guidava le persone verso il percorso clinico giusto per guarire, suggerendo a volte la non necessità di interventi chirurgici che poi venivano confermati dai medici.
Il caso Pegna: una vita tra musica, fede e una diagnosi senza scampo
A tal proposito ricordiamo la testimonianza di Ruggero Pegna, promoter e grande organizzatore di eventi musicali a livello internazionale, che in più di un’occasione ha raccontato come Mamma Natuzza lo abbia incoraggiato durante una leucemia, offrendogli speranza e indicazioni di fede che hanno contribuito alla sua guarigione. Pegna ha raccontato di avere sconfitto il cancro grazie a Natuzza Evolo, dopo che i medici gli avevano dato solo poche settimane di vita. A vent’anni dalla pubblicazione, il suo libro “Miracolo d’Amore” continua a commuovere i lettori con la sua storia vera di malattia, speranza e rinascita.
Sono trascorsi vent’anni dalla sua pubblicazione ma “Miracolo d’Amore” rimane uno dei romanzi di riferimento più letti tra quelli che raccontano la storia di una leucemia acuta, secondo la diagnosi dei medici senza scampo, dalla quale il noto promoter musicale calabrese è guarito. Era il 4 ottobre del 2002, mancavano 24 ore al suo matrimonio e, per un improvviso e fortissimo mal di pancia, Pegna scopre di essere stato colpito da una terribile leucemia mieloide acuta indifferenziata.
“Non ci sono speranze”: la diagnosi che cambia tutto
“Non ci sono speranze di sopravvivenza!”, dissero gli ematologi dell’Ospedale Pugliese di Catanzaro. Nonostante la previsione infausta, il matrimonio si celebrò comunque il giorno dopo, nella cappella dell’ospedale, davanti ad amici e parenti commossi e increduli.
Per il promoter lametino era stato un anno di successi: dal “Ponte tra le Stelle” per Rai1 al Teatro Rendano di Cosenza, fino alla prima di “Notre Dame de Paris” a Catanzaro e alla “Sera dei Miracoli” al Porto di Gioia Tauro, altro progetto trasmesso in prima serata dalla Rai.
La speranza da Paravati
“Era stato un anno splendido, mi preparavo felice ad una grande festa!”, commenta oggi Pegna. La leucemia improvvisa, però, scombinò tutto: matrimonio da film, con l’ospedale invaso da invitati disorientati, ricovero immediato e una lunga degenza piena di complicazioni. A infondergli coraggio arrivò la telefonata di un’amica andata a Paravati dalla mistica. “Natuzza mi diede il coraggio che non avevo… I medici hanno detto la verità, ma se combatti e accetti le sofferenze, vedrai che ce la farai”.
La predizione del donatore compatibile
Guarigione che arriverà davvero dopo il trapianto di midollo osseo ricevuto da una ragazza americana. Quando sembrava non esistere alcun donatore compatibile, fu la stessa Natuzza a predire l’iscrizione al registro mondiale della ventiquattrenne statunitense che, grazie alla sua unica compatibilità, avrebbe salvato il promoter.
Un anno tra ospedali, fede e rinascita
Nel romanzo, Pegna ripercorre i dettagli e gli aneddoti di quel lungo anno trascorso tra gli ospedali di Catanzaro e il San Martino di Genova per il trapianto, intrecciando la sua storia con quella di un condannato a morte innocente, in cui si immedesima.



