Francesco Mirabelli, il bambino morto nell’ospedale “Bambin Gesù” di Roma dove era stato trasferito per l’incidente occorsogli nel Parco Urbano di Vibo Valentia, ieri avrebbe compiuto quattro anni. Se fosse stato in vita avrebbe festeggiato il compleanno insieme ai genitori e all’intera famiglia. A ricordarlo, al termine della celebrazione eucaristica per il sedicesimo anniversario della morte di Mamma Natuzza, è stato il vescovo diocesano monsignor Attilio Nostro. Nel ricordarlo ha suscitato nel cuore dei figli spirituali della Mistica un immenso dolore. Il ricordo del piccolo Francesco è ancora vivo e palpitante.
Il pomeriggio di gioco diventato tragedia
Quella tragedia, verificatasi in un pomeriggio di gioco nel Parco Urbano di Vibo Valentia, coinvolse l’intera Calabria. Come dimenticare la dinamica di quel terribile dramma.
Un pomeriggio di spensieratezza tipica dei bambini. La gioia del gioco di Francesco che corre nel Parco Urbano. Poi, all’improvviso, il dramma: una trave che cede, il tonfo, il pianto, la corsa disperata verso l’ospedale. È stato questo il “film tragico” di Francesco Mirabelli, il cui destino si è spezzato in un Parco pubblico consacrato al gioco.
Un dolore che non si spegne
Aldilà di tutto adesso rimane la disperazione. Le lacrime per un figlio morto rappresentano un dolore immenso e una ferita profonda. È fondamentale che questo dolore venga vissuto e accettato, sia attraverso il proprio percorso di elaborazione, sia cercando supporto esterno se il disagio persiste oltre i primi mesi.
Non esistono parole giuste, ma l’accettazione del lutto, il prendersi cura di sé e la ricerca di un aiuto psicologico o di gruppi di supporto possono aiutare a trovare una via per convivere con il ricordo del figlio.
Un ultimo abbraccio collettivo
Ai funerali del piccolo Francesco, celebrati dal vescovo monsignor Attilio Nostro nel Duomo di San Leoluca di Vibo Valentia, parteciparono migliaia di persone. Un’intera comunità si strinse attorno ai genitori in un dolore condiviso che, a distanza di tempo, resta una ferita aperta nel cuore della città.


