8 Gennaio 2026
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Calabria

Pitaro infiamma l’assemblea di Noi Moderati: “I miei 12mila voti sono di Calabria vera non di chi vive nei salotti”

Il “reuccio” della politica vibonese rompe gli schemi e lancia un messaggio anche ad Occhiuto: "Noi dobbiamo parlare ai territori. Tutti i territori, anche quelli dimenticati"

Vito Pitaro, consigliere regionale di Noi Moderati, sale sul palco dell’assemblea nazionale e in pochi minuti cambia il tono della giornata politica. Davanti ai vertici del partito prende la parola “a viso aperto“, senza giri di parole, rivendicando il ruolo delle realtà periferiche e di chi vive ogni giorno le difficoltà del territorio: «Sarebbe importante che l’approssimazione della politica nazionale desse più spazio ai territori. Spesso si parla dal centro come se fosse tutto chiaro, ma i protagonisti siamo noi, quelli che ogni giorno portano avanti le nostre regole e ascoltano la gente».

Pitaro — quasi 13mila preferenze personali alle ultime regionali — ricorda che i successi elettorali nelle periferie non nascono dall’improvvisazione, ma da un percorso: «Le 12mila preferenze che ho preso non appartengono a un pacchetto politico, ma sono il frutto di un lavoro di squadra, di persone che ci hanno messo la faccia».

La proposta di una politica davvero “regionalizzata”

Nel suo affondo, il consigliere vibonese non dimentica un altro pilastro del suo intervento: il protagonismo giovanile, troppo spesso evocato ma mai concretamente messo al centro. «Abbiamo parlato tanto dei giovani. Ma non basta parlarne. È giusto che i giovani vengano ascoltati, che abbiano spazio nelle assemblee, nei luoghi dove si decide la politica».

Uno dei passaggi più forti del suo discorso è la critica — costruttiva — alla tendenza nazionale di parlare un linguaggio uniforme, ignorando le profonde differenze tra territori. «Non possiamo pensare di parlare un unico linguaggio per tutta l’Italia. I problemi che ci sono in Veneto o in Lombardia non sono quelli che abbiamo in Calabria o in Sicilia».

Pitaro chiarisce che in Calabria l’agenda delle emergenze è completamente diversa: «Da noi i problemi si chiamano commissioni di accesso, normative antimafia, desertificazione dei servizi. È un’altra realtà. E una politica moderna deve saperla riconoscere». La sua proposta è chiara: «Dobbiamo imparare a regionalizzare la nostra politica. Parlare alla Calabria dei temi che riguardano la Calabria».

Uno dei passaggi più personali arriva quando il consigliere racconta le difficoltà reali delle famiglie che rappresenta: «Vengo da una famiglia normale, di insegnanti. A fine mese bisognava stringere la cinghia, risparmiare. Siamo sicuri che esista ancora quella famiglia con due stipendi e stabilità?». Una provocazione che vuole mettere al centro il potere d’acquisto, la precarietà e la frattura crescente tra politica e società reale.

La stoccata alla politica nazionale: “Moderati non significa morbidi”

Pitaro non si limita a chiedere ascolto, ma difende il ruolo dei moderati come forza responsabile, non remissiva: «Moderati non significa morbidi. Significa responsabilità, ma anche il coraggio di affrontare i temi più sentiti dai cittadini». Infine ringrazia apertamente i leader di partito con parole che hanno colpito per sincerità: «La prima sensazione lavorando con Maurizio Lupi è stata quella del coraggio. Il coraggio di un progetto ambizioso, che oggi si trasforma in una certezza: questo non è più un piccolo partito. È un partito vero, con persone vere».

Pitaro, Occhiuto e i territori dimenticati

Nella provincia di Vibo Valentia, Pitaro è considerato l’ultimo politico di reale peso rimasto a difendere un territorio che da anni è maglia nera per qualità della vita, reddito e servizi. La frecciata al governatore non viene pronunciata esplicitamente, ma è stata letta da molti come un chiaro messaggio: «Noi dobbiamo parlare ai territori. Tutti i territori, anche quelli dimenticati». Un avvertimento elegante, ma diretto.

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