L’inchiesta della Dda di Catanzaro Kleopatra rappresenta la prosecuzione di un altro filone di indagine antimafia Molo 13, entrambe rivelano il potere della cosca Gallace nel narcotraffico con epicentro Guardavalle, con i suoi tentacoli ramificati in diverse regioni del territorio nazionale ed estero. Ed è proprio il collaboratore di giustizia Vincenzo Pasquino, 35 anni, di Torino a parlare alla Dda di Catanzaro del dominio dei Gallace sulla droga, raccontando i suoi rapporti con i Guardavalloti, dei quali ne diventa referente in Brasile a partire dal 2017, quando ha iniziato a tessere i suoi legami con il boss Cosimo Damiano Gallace.
I traffici e la protezione ai latitanti
Da giovane andava in vacanza in Calabria, ma sul versante ’ndrangheta era interessato a Platì, sebbene la sua famiglia, originaria di Guardavalle, aveva già iniziato a trafficare con i Gallace, garantendo la copertura di latitanti (LEGGI). I suoi rapporti con i Gallace sono iniziati nel 2006 e con i Vitale ha stretto relazioni sul traffico di sostanze stupefacenti quando loro nel 2009 sono entrati nella famiglia Gallace. Riferisce ai magistrati di aver partecipato nel 2017 ad una riunione a Nettuno per avviare un traffico di droga insieme ai Platì e Guardavalle, a cui sono seguiti altri summit con Cosimo Damiano Gallace nella campagna di Guardavalle: “Parlavamo di traffici, poi c’erano altri che parlavano di ’ndrangheta ma io non mi occupavo di questi temi. Con me parlavamo solo di traffici. A queste riunioni partecipava anche Nicola Chiefari, Panuccio Vitale. Ho fatto anche diversi carichi con loro, mettevamo nei camion dei Chiefari la cocaina”.
La riunione al ristorante Molo 13
Racconta che in quello stesso anno ci fu una riunione al ristorante Molo 13, con esponenti di consorterie di ’ndrangheta del Reggino, dove era presente oltre lo stesso pentito anche Cosimo Damiano Gallace e Domenico Vitale, 57enne: “Questa riunione l’abbiamo fatta per far conoscere il boss di Gallace ai platioti. Uno di Nettuno non aveva dato dei soldi a un latitante. C’eravamo rivolti a Cosimo perché la locale di Nettuno fa capo a Guardavalle. Cosimo disse non vi preoccupate, me ne occupo io. Tutti i partecipanti alla riunione erano ammirati di aver conosciuto Cosimo Gallace. Subito dopo quella riunione siamo andati tutti sulla spiaggia per parlare di traffici all’aperto senza telefoni”.
“Il summit per evitare esiti nefasti“
E riferisce di un summit molto acceso ad Anzio e a Nettuno, nel 2014-2015 dopo la scarcerazione di Cosimo Damiano, nel corso della quale Bruno Gallace manifestò a Francesco Riitano e Pinuccio Vitale il proprio disappunto “perché agivano per proprio conto”, chiamandoli ladri e bugiardi. “A questa riunione non partecipai, ma ne seppi i particolari. Appresi che non si addivenne a esiti nefasti per l’intervento di Cosimo Damiano Gallace, che a differenza di Bruno non è impulsivo. In quella circostanza Cosimo decise che una parte dei proventi introitati dai tre venisse girata a Bruno: 300mila su un totale di un milione. La droga ovunque arrivi viene convogliata tendenzialmente sulle più importanti piazze di spaccio, Roma e Milano. In Calabria rimane poco.”
L’ ex capo crimine di Polsi impossibile da contraddire
Il pentito definisce Cosimo Damiano Gallace un personaggio molto autorevole e riconosciuto da tutti. “Anche coloro che hanno atteggiamenti spacconi, quando sentono il suo nome si spagnano”, è stato capo crimine di Polsi nel 2019, riverito dai platioti, dai santolucoti, dai reggini, che lo vedevano come una persona di poche parole, ma seguito da tutti. Un uomo impossibile da contraddire per il timore che incute. Un capo che nella droga ha agganci dappertutto, potendo contare su una famiglia ramificata ad Anzio-Nettuno, Milano, Firenze, Torino, Germania (in particolare Francoforte e Wiesbaden), in Olanda, in Belgio, in Argentina, in Australia. Un Mammasantissima, la cui autorevolezza nello smercio di narcotraffico a Gioia Tauro gli consente di movimentare ingenti carichi, corrispondendo alle cosche di Rosarno una percentuale per lo scarico inferiore al dovuto, il 15% circa a fronte di un prezzo attestato sul 25-30 per cento.
“Anche dal carcere lavoriamo normalmente”
“Un’attività imponente di narcotraffico che non subisce stop durante gli arresti: Nel nostro mondo quando andiamo in carcere la nostra attività non si interrompe, riusciamo sempre a disporre di telefoni. In carcere continuiamo a lavorare normalmente”. L’ex broker della cosca Pasquino racconta il periodo della sua latitanza, mantenuto da Domenico Vitale, dai Gallace, con somme non fisse: “Mi mandavano somme aggiuntive quando mi davano i soldi per i carichi. Cosimo Gallace mi ha dato 50mila euro nel 2021 per i traffici, mentre Domenico Vitale, tramite Bruno Vitale, pagava un avvocato di Torino che mi difendeva. Mandavano i soldi a casa mia e i miei familiari li consegnavano all’avvocato. Mi sostenevano perché io ero con loro ed ero latitante”.
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