Sette condanne richieste e tre assoluzioni. È questo il bilancio della lunga requisitoria del pm Eugenia Belmonte, in aula davanti al Tribunale collegiale di Vibo Valentia (presidente Barbara Borelli, a latere Laerte Conti e Alessio Maccarrone), nell’ambito del processo per le estorsioni mafiose che avrebbero colpito aziende impegnate in appalti pubblici e raccolta rifiuti tra il 2009 e il 2022.
Al centro del procedimento ci sono quelli che gli inquirenti hanno definito come “le nuove leve del crimine vibonese”, giovani rampolli della criminalità organizzata locale, alcuni dei quali emersi grazie alle dichiarazioni di Bartolomeo Arena, collaboratore di giustizia ed ex appartenente al gruppo.
Le richieste della pubblica accusa
Ecco nel dettaglio le richieste di pena formulate dalla Procura: Michele Manco 21 anni di reclusione e 30mila euro di multa, per una lunga serie di estorsioni aggravate; Francesco Antonio Pardea e Salvatore Morelli (alias “L’americano”) 12 anni e 10mila euro ciascuno; Domenico “Mommo” Macrì 10 anni e 9mila euro; Domenico Serra e Andrea Ruffa: 7 anni e 6mila euro a testa; Andrea Mantella (pentito) 6 anni e 5mila euro. Chiesta invece l’assoluzione per Salvatore e Vincenzo Mantella e Domenico Camillò (detto “Mangano”).
Estorsioni alle ditte dei rifiuti: Dusty e Ased nel mirino
L’inchiesta, condotta da Carabinieri e Guardia di Finanza su impulso della DDA di Catanzaro, ha ricostruito un ampio sistema di estorsioni a carico di imprese attive nel settore della raccolta differenziata e in quello edilizio.
Nel 2009, una prima richiesta di 20mila euro avrebbe colpito un’impresa impegnata in lavori pubblici di riqualificazione urbana. Tra il 2015 e il 2017, l’impresa Ased, che gestiva la raccolta dei rifiuti urbani a Vibo, sarebbe stata vittima di minacce armate e incendi di mezzi, costretta a pagare una “tassa mafiosa” divisa tra i membri del gruppo.
Nuovo ospedale e ditte ecobonus: bruciati i mezzi per fare pressione
Nel 2020, la Dusty Srl, subentrata alla Ased nella gestione dei rifiuti, sarebbe stata a sua volta oggetto di pressioni estorsive. Ma il raggio d’azione del gruppo non si sarebbe fermato lì. Secondo la Procura, il racket avrebbe coinvolto anche imprese edili attive nel settore del 110%, colpite da minacce e incendi di attrezzature.
In particolare, una delle ditte prese di mira lavorava alla costruzione del nuovo ospedale di Vibo Valentia. In un altro episodio del maggio 2021, un imprenditore edile destinatario di una richiesta estorsiva, avrebbe avuto il coraggio di denunciare i fatti alle forze dell’ordine. Un ulteriore tentativo estorsivo sarebbe avvenuto nel febbraio 2022.
Una rete estorsiva colpita dalle dichiarazioni dei pentiti
Al centro della strategia accusatoria vi sono anche le dichiarazioni di collaboratori di giustizia come Bartolomeo Arena, le cui parole hanno contribuito a smantellare una presunta rete estorsiva che — secondo la Dda — agiva come braccio economico delle cosche locali. Tra le accuse mosse, anche l’aggravante del metodo mafioso, elemento su cui la sentenza del collegio giudicante sarà chiamata a pronunciarsi nelle prossime settimane.
Otto parti civili in aula contro gli imputati
Tra le parti civili costituite nel processo figurano: Ased Srl (avv. Trunfio); Rosario Azzarà (avv. Liberati); Gregorio Farfaglia (avv. Trungadi); Costruzioni Lucia Srl (avv. Lucisano); De Nisi Srl (avv. Giampà); Stagno Edil Srl (avv. De Stefano); Forum Associazione Antiusura (avv. Marino); Alessandro Cirillo (avv. Di Maula)
La difesa degli imputati è invece affidata a un nutrito collegio composto, tra gli altri, dagli avvocati Stefano Luciano, Giovanni Vecchio, Walter Franzé, Giuseppe Di Renzo, Giuseppe Bagnato, Diego Brancia, Renzo Andricciola, Vincenzo Brosio, Manfredo Fiormonti e Salvatore Pronestì.



