Undici condanne definitive, un annullamento senza rinvio e un altro con rinvio per 13 imputati giudicati con rito abbreviato nel processo “Molo 13”, scaturito da un’inchiesta della Dda di Catanzaro, che ha visto impegnate due Procure, quella del capoluogo calabrese e quella di Firenze, portando ad aprile 2021 all’arresto di 23 persone tra Calabria e Toscana con le accuse di associazione dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, commercio di droga e detenzione di arma da fuoco. Ha retto anche nel terzo grado di giudizio un’inchiesta che ha puntato i riflettori sulla mente del narcotraffico internazionale a Guardavalle, con il suo imponente giro di affari nelle mani dei Gallace, con contatti diretti con i narcos colombiani: fiumi di cocaina dell’ordine di oltre 1.200 chili alla volta da distribuire in Australia, Nuova Zelanda, Turchia, Regno Unito e Slovenia.
Gli annullamenti
La sesta sezione della Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di secondo grado a 4 anni, 4 mesi e 20mila euro di multa nei confronti di Gianluca Tassone, difeso dall’avvocato Pamela Tassone, ordinandone l’immediata scarcerazione, mentre ha annullato la sentenza di condanna a 10 anni e 40mila euro per Benito Andrea Riitano limitatamente a due capi di imputazione per non aver commesso il fatto, ordinandone la scarcerazione, rinviando gli atti a Catanzaro per i restanti capi per un processo di appello bis.
Le condanne definitive
Diventano definitive le condanne a 2 anni e 4 mesi di reclusione e 12mila euro di multa nei confronti di Agazio Andreacchio; a 2 anni, 8 mesi e 12mila euro di multa per Giuseppe Bava; a 15 anni e 4 mesi di reclusione per Nicola Chiefari; a 9 anni di reclusione e 32mila euro di multa per Emanuele Fonti; a 8 anni e 32mila euro di multa per Benito Andrea Riitano; a 16 anni di reclusione per Francesco Riitano; a 8 anni e 8 mesi di reclusione e 30mila euro di multa per Paolo Riitano. E ancora passa in giudicato la sentenza per Mario Palamara, condannato a 6 anni e 8 mesi; Nicola Guida a 5 anni e 4 mesi e 18mila euro di multa; Bruno Gallace a 3 anni e 16mila euro di multa e Giuseppe Vitale a 6 anni e 2 mesi di reclusione.
Da famiglia di ‘ndrangheta a impresa criminale
L’operazione denominata “Molo 13”, rappresenta l’epilogo di una complessa attività investigativa condotta dai Reparti speciali dello Gico di Catanzaro e dallo Scico della Guardia di Finanza di Roma, svelando un grave quadro indiziario nei confronti di esponenti di spicco della cosca di ‘ndrangheta radicata sul territorio di Guardavalle e riconducibile alla famiglia Gallace, che avrebbero messo in atto una ramificata organizzazione criminale transazionale con lo scopo di agevolare l’associazione di tipo ‘ndranghetistico, capace di pianificare ingenti importazioni di cocaina dal Sud America (Colombia, ma anche Brasile) e di “piazzarla” in Europa (Spagna, Olanda, Inghilterra e Slovenia), Nuova Zelanda e Australia.
Il nuovo volto dei Gallace
Un’inchiesta che ha portato anche a comprendere il nuovo volto dei Gallace: da semplice famiglia di ‘ndrangheta a vera e propria impresa criminale, attraverso numerose attività illecite che hanno consentito di accrescere la potenza militare ed economica del sodalizio e di acquisire un controllo sempre più penetrante del territorio della fascia ionica a cavallo delle province di Catanzaro e Reggio Calabria, con diramazioni nell’hinterland laziale, toscano e lombardo.
I messaggi criptati e il sequestro di cocaina
Le indagini, che si sono avvalse del contributo di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di inquadrare la rilevanza criminale del sodalizio nel traffico internazionale di stupefacenti, evidenziandone la capacità di interfacciarsi direttamente con i fornitori sudamericani per l’acquisto di notevoli quantitativi di droga. Avrebbero utilizzato, per il traffico illecito, metodi di comunicazione non convenzionali, con dispositivi elettronici, associati a sim straniere, che si avvalevano di tecniche di messaggistica criptata tra “account” e “domini” associati a un server sito in San José (Costarica). A seguito del sequestro da parte delle autorità olandesi di dati criptati con tecnologia non convenzionale, denominata PGP, estrapolati proprio da questo tipo di server, con la collaborazione del rappresentante italiano in servizio a Eurojust, è stato possibile utilizzare un numero formidabile di messaggi di posta elettronica, prevalentemente in lingua italiana, trasmessi da dispositivi BlackBerry, con la crittografia PGP.
Con la decriptazione della messaggistica, da parte dello Scico e del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro della Guardia di Finanza, sarebbero emerse significative indicazioni sul modus operandi dell’organizzazione, identificando i sodali e ricostruendo numerosi episodi di commercio e importazione di sostanze stupefacenti, tra i quali l’importazione di una fornitura di oltre 150 chilogrammi di cocaina sequestrata nel maggio 2017 nel porto di Livorno, e per la quale, le chat scambiate tra le persone coinvolte, avrebbe consentito di rilevare che dalla Colombia era stato commissionato l’acquisto di circa 200 chili di cocaina. La droga complessivamente sequestrata, una volta lavorata ed immessa in commercio, avrebbe fruttato all’organizzazione oltre 3,5 milioni di euro sulle piazze di spaccio.



