Un’organizzazione criminale capace di muovere oltre una tonnellata di cocaina tra il Sudamerica e l’Europa, con base in Calabria ma ramificazioni in Germania, Nord Europa e in tutta Italia. È quanto emerge dall’inchiesta della Dda di Catanzaro, diretta dal procuratore capo Salvatore Curcio, che ha portato all’arresto di 9 persone con ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro.
I nomi delle persone arrestate
Si tratta di Francesco Aloi, Cesare Antonio Arcorace (irreperibile), Nicola Chiefari, il boss Cosimo Damiano Gallace, Ivano Piperissa, Francesco Riitano, Bruno Vitale (irreperibile), Domenico Vitale (classe 1976), Domenico Vitale (classe 1969).
Complessivamente gli indagati sono 59, tra questi figurano: Giuseppe Vitale, Vincenzo Vitale, Alessandro Menniti, Francesco Taverniti, Paolo Riitano, Andrea Serra, Mario Serra, Vincenzo Pasquino, Ruben Alicandri, Rossano Sebastiani, Roberto Nastasi, Antonio Cosimo Perronace, Salvatore Vetrano, Angelo Gagliardi (LEGGI).
L’indagine, ancora nella fase preliminare e dunque soggetta a verifica dibattimentale, è stata condotta dal G.I.C.O. della Guardia di Finanza e coordinata dal Servizio Centrale I.C.O., con il supporto dell’Esperto per la Sicurezza della D.C.S.A. a Lima e della D.E.A. americana.
Cocaina nascosta nel caffè e nella frutta
Secondo quanto accertato, l’organizzazione – definita “di matrice ‘ndranghetista” e facente capo alla potente cosca Gallace di Guardavalle – era strutturata per gestire un traffico internazionale di stupefacenti dal Perù, Colombia e Brasile, verso Rotterdam, Anversa, Amburgo e vari porti italiani: Gioia Tauro, Livorno, Civitavecchia, Genova e Trieste.
Tra le tecniche utilizzate per il trasporto, la classica modalità del “rip-off” (droga nascosta in container legittimi), ma anche cocaina liquida camuffata nel succo di moringa o imbevuta nelle scatole di cartone contenenti frutta. Emblematico il sequestro di 100 kg di cocaina all’interno di un container di caffè giunto al porto di Trieste il 19 settembre 2022, dopo mesi di indagini e cooperazione internazionale.
Chat criptate e broker in Germania
Le attività illecite erano coordinate tramite chat criptate, con “gruppi operativi” riservati ai membri coinvolti nelle singole importazioni. A gestire la logistica e i contatti internazionali sarebbe stato un broker calabrese residente in Germania, definito dagli investigatori “uno dei referenti più grossi della Calabria”. La regia criminale, però, sarebbe rimasta saldamente nelle mani di un esponente apicale della cosca Gallace, ritenuto al vertice della ‘ndrangheta nella zona.
Piantagioni, hashish e additivi per la canapa “truccata”
Oltre al traffico di cocaina, l’organizzazione si sarebbe occupata anche di importazione e commercializzazione di hashish per i mercati di Roma, Grosseto e Milano, e della trasformazione della canapa legale in sostanza psicotropa grazie a additivi chimici. Secondo gli investigatori, sarebbero state avviate numerose piantagioni di marijuana in Toscana, Lazio e Calabria.
Sequestri per oltre 47 milioni e beni immobili nel mirino
Il gip del Tribunale di Catanzaro ha anche disposto il sequestro preventivo – anche per equivalente – del profitto illecito, stimato in oltre 47 milioni di euro. Sono stati inoltre sequestrati fabbricati e terreni per un valore di circa 600.000 euro, considerati ingiustificati rispetto ai redditi dichiarati dai membri del sodalizio.
Il bilancio delle operazioni
Le indagini hanno permesso di ricostruire, nel periodo maggio 2020 – marzo 2021, importazioni per oltre 1 tonnellata di cocaina e 200 kg di hashish, nonché 17 sequestri riconducibili all’organizzazione, per un totale di oltre 400 kg di cocaina intercettati.



