9 Gennaio 2026
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In Brasile con i narcos, a Torino con i boss: il pentito Pasquino racconta affari, faide e gerarchie della ‘ndrangheta

Dalla locale di Sinopoli alla droga in Sud America le confessioni del collaboratore di giustizia ai pm della Dda di Torino sui Gallace, i Vitale, i Nirta e gli Alvaro

Dalla decisione di collaborare con la giustizia nel 2023, alla sua affiliazione avvenuta nel 2011, agli affari in Brasile, Vincenzo Pasquino, 35 anni di Torino, ex broker delle cosche, svuota il sacco davanti ai pm della Dda di Torino Marco Sanini e Mario Bendoni durante l’interrogatorio avvenuto il 3 luglio dell’anno scorso, dopo aver reso dichiarazioni anche ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, riferendo di essersi sentito abbandonato dalla sua famiglia, dai Nirta, ai Gallace ai Vitale, “nessuno è venuto a trovarmi, cioè si è fatto vivo, in tre anni di detenzione. Sicuramente con il percorso che ho iniziato, queste famiglie vorranno ancora di più uccidermi. Noi avevamo rapporti anche con la mafia brasiliana che, per mia esperienza, uccide per 10 reales (un euro ndr), quindi, queste famiglie possono assoldare chiunque per uccidere me o uno a me vicino”.

I rapporti tra la ‘ndrangheta calabrese e il Brasile

Racconta di essere entrato nella famiglia Alvaro nel 2011 e che la loro base operativa era a Chiavasso, una famiglia la sua nella quale rientra anche la locale di Sinopoli. Il suo capo era Domenico “Micu”, mentre il boss storico “di tutto”, che stava a Sinopoli, era Carmine Alvaro, detto “Copertuni”. I suoi rapporti con Micu si perdono quando quest’ultimo esce dal carcere nel 2013 e da qui la decisione di Pasquino di staccarsi e andare in Spagna per avvicinarsi agli Assisi e agli Agresta “a cui ero già vicino ai tempi degli Alvaro”. Inizia, quindi, a frequentare la sua famiglia, i Vitale, i Gallace e i Nirta per poi partire per il Brasile, a fare “danni con la motopala”.

Il divieto di aprire una locale in Brasile

E in quella nazione del Sud America Pasquino c’era stato per la prima volta nel 2017 per tornarci definitivamente nel 2018. In Brasile ha continuato ad avere rapporti con le famiglie Assisi, Agresta, i Barbaro-Gallo, i Vitale, Gallace, Nirta, occupandosi di droga: “Gli Assisi volevano aprire una locale in Brasile ma sia la nostra famiglia, Vitale, Gallace che Rocco Morabito non abbiamo voluto. L’apertura di una locale avrebbe portato problemi. La Spagna e Francoforte sono posti rovinati per questo motivo. Io ho vissuto i capi della ‘ndrangheta, Cosimo Gallace disse di non voler sentire stupidaggini, perché secondo lui una locale non si apre a caso. “Con una locale, iniziano le riunioni e non puoi sottrarti. Il traffico di droga è una cosa seria. Ci si concentra sulle doti o non doti, ma il traffico di droga è una cosa seria”.

“I padrini di Torino”

Alla domanda dei magistrati sull’esistenza di una divisione in zone della città di Torino da parte della ‘ndrangheta, il pentito risponde che prima dell’arrivo dei Crea, il Crimine ce l’aveva Natale Romeo di San Giusto. “Non si muoveva una foglia se non passava da lui. Poi sono arrivati i Crea, si sono azziccati tutte le bande ed hanno preso il Crimine loro; c’è un’autorizzazione da giù, arriva da Polsi l’autorizzazione per prendere il Crimine. I Crea pagavano i Pelle per poter arrivare al Crimine, sono arrivati per scappare alla faida del loro paese Stilo”. L’area di Moncalieri era invece di Franco D’Onofrio che a detta del pentito, se li mette in tasca i due fratelli Crea, non ha paura di nessuno, “parlano anche nei colloqui pur sapendo che ci sono le microspie, hanno paura solo dei Gallace e dei Novella e, ovviamente, di Franco D’Onofrio, lo rispettano più che averne paura”.

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