8 Gennaio 2026
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Calabria

Il cartello di Guardavalle: coca liquida, sub marini e 500 chili da Panama. La Cupola dei Gallace e il broker Kleopatra

Un'organizzazione criminale potente e ramificata, con base a Guardavalle, regno della cosca Gallace. Al vertice il boss Cosimo Damiano

Un’associazione a delinquere ben strutturata finalizzata all’importazione, al trasporto, alla detenzione, alla commercializzazione, alla cessione, a qualsiasi titolo, di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, cocaina eroina, marijuana e hashish. La base direzionale degli affari è Guardavalle, fortino della cosca Gallace, dove gli associati residenti in altri luoghi del territorio nazionale si incontrano per ricevere le direttive strategiche per il sodalizio, sebbene i referenti e le basi logistiche per lo stoccaggio, il temporaneo deposito e la custodia della droga, sono dislocati in diversi luoghi del territorio nazionale.

I referenti e la rete internazionale

Referenti pronti a ricevere l’approvvigionamento anche con importazioni internazionali dello stupefacente, successivamente smistamento, occultato, preparato dagli stessi associati nelle località di pertinenza dei promotori, organizzatori, fornitori e sub-fornitori, con attività di commercializzazione nelle reti di distribuzione al minuto dislocate su tutto il territorio nazionale, attraverso cui garantire l’immissione sul territorio nazionale della droga offerta dai trafficanti esteri, prevalentemente tra il Sudamerica e l’Europa. Emergono ulteriori dettagli dalle carte dell’inchiesta della Dda di Catanzaro, nome in codice Kleopatra, che ha portato gli uomini della Finanza ad eseguire nove arresti, disposti dal gip distrettuale nell’ambito di un’indagine in cui sono coinvolti 59 indagati (LEGGI)

 Un’organizzazione capace di operare stabilmente nel tempo e di comunicare telefonicamente e telematicamente con sofisticate tecnologie per eludere le attività investigative. Un gruppo criminale ramificato che individua le fonti di approvvigionamento di partite di cocaina, da importare in Italia, soprattutto in Sudamerica, in Colombia, Ecuador, Perù, Brasile e in Europa, in Olanda, Germania, mentre per la marijuana, l’eroina e l’hashish, si serve di canali di import-export, provvedendo al reperimento delle risorse finanziarie, all’acquisto e alla successiva cessione, individuando gli uomini in grado di recuperare lo stupefacente spedito dall’estero nei porti italiani di Livorno, Gioia Tauro, Trieste e in altri scali nazionali, e spedito nei porti di Santos in Brasile e Rotterdam in Olanda. 

I ruoli chiave: il boss e i sui luogotenenti

Ciascuno di loro ha un ruolo e un compito ben preciso: il boss Cosimo Damiano Gallace, dirige le fasi organizzative e attraverso il suo braccio destro Domenico Vitale, 49 anni, gestisce il flusso di droga, che circola attraverso lo scalo portuale della Piana e la custodisce. E’ Vitale che si reca dal capobastone nel periodo della latitanza per ricevere direttive, per riferirgli l’evoluzione delle trattative delle spedizioni del narcotico dalla Colombia e dal Perù, finanziando e organizzando le importazioni di cocaina dal Sudamerica. Ha contatti diretti col referente in Brasile, Vincenzo Pasquino, al quale commissiona, con Cesare Antonio Arcorace, acquisti di cocaina su trasporto navale dal Sudamerica, cocaina liquida destinata in Calabria e proveniente dalla Colombia. Ingaggia personalmente le squadre di esfiltratori nel porto di approdo del narcotico e si serve di drug sub, uomini deputati al recupero in mare di sacchi contenenti la cocaina. Contratta direttamente con i fornitori di cocaina brasiliani ed ecuadoriani, commissionando a Francesco Aloi, detto Franco, l’approvvigionamento da Cosimo Sorgiovanni di un chilo di marijuana per conto di acquirenti di Cutro o Crotone, come prova per la successiva fornitura di altri 25/30 chili al cui ritiro provvede a Monasterace Angelo Gagliardi. Organizza il trasporto dalla Germania, su furgone con doppio fondo, di canapa “convertita” in sostanza stupefacente per via della manipolazione con additivi chimici acquistati in Olanda.

Il broker del narcotraffico

 Ma il vero e proprio broker del narcotraffico, ritenuto uno dei referenti più grossi della Calabria è Cesare Antonio Arcorace, colui che contratta direttamente con i fornitori di cocaina brasiliani ed ecuadoriani per l’importazione di oltre 100 chili, gestisce le operazioni di recupero del narcotico nei  porti di approdo, introduce in Italia dall’Olanda un chilo di cocaina miscelata con la fenacetina, fa uso di additivi per manipolare canapa da convertire in sostanza stupefacente. Insieme a Rossano Sebastiani e Alessandro Menniti recupera 10 chili di cocaina proveniente dal Sudamerica e organizza l’importazione di 20 chili di cocaina dalla Colombia all’Olanda, nascosta all’interno di due scatole di cartone da imbarcare su uno dei voli commerciali in partenza da Bogotà. Arcorace, detto Kleopatra, crea gruppi chat per mantenere i contatti e stilare accordi con i sodali o i vari fornitori del Sudamerica. Il suo uomo di fiducia è Alessandro Menniti, punto di riferimento su Roma e insieme a Domenico Vitale, 49 anni e ad Arcorace, tratta la spedizione di cocaina con Sebastiani, organizzando il recupero di altri 10 chili di cocaina contenuti all’interno di un container proveniente dal Sudamerica.

I finanziatori e il ruolo del nipote acquisito del boss

Francesco Riitano, anche se detenuto, continua a mantenere contatti con gli altri membri del sodalizio, per gestire i propri affari illeciti ed investire nei carichi di cocaina commissionati dalla consorteria, pianifica e finanzia  l’importazione di 500 chili di cocaina da Panama con approdo al porto di Gioia Tauro, mentre Domenico Vitale, 57 anni, alias “u Gemello” è  punto di riferimento in Toscana per l’esfiltrazione dei carichi di stupefacente dal porto di Livorno, grazie alla collaborazione del sardo Robertino Dessì, proprietario di un ovile, luogo in cui Vitale custodisce le armi. Può contare su Nicola Chiefari per l’esecuzione delle attività illecite, l’uomo preposto alla coltivare di marijuana in Toscana e a Guardavalle insieme a Franco Aloi, genero di Vincenzo Gallace, storico boss dell’omonima cosca di Guardavalle, nipote acquisito del boss Cosimo Damiano Gallace, oltre che uomo di estrema fiducia di quest’ultimo. Aloi rimasto uno dei pochi “affiliati” di spessore in libertà è  protagonista di svariate vicende illecite riguardanti l’intenso traffico di stupefacenti, sempre sotto l’egida di Gallace.

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