8 Gennaio 2026
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Il business del clan Gallace di Guardavalle sulle armi: “Sparano che è una bellezza”

Dalle carte dell'inchiesta della Dda di Catanzaro "Kleopatra", gli affari del clan su pistole e kalashnikov: "40 colpi hanno sparato che li ho fatti esplodere io ieri"

Non solo il business della cocaina, eroina, hashish e marijuana. La cosca Gallace, mente internazionale del narcotraffico (LEGGI), detiene e commercia armi comuni da sparo e da guerra dalle pistole ai kalashnikov, come emerge dalle carte dell’ordinanza del gip distrettuale Gilda Danila Romano che ha vergato l’ordinanza di 9 misure cautelari in carcere nell’ambito dell’inchiesta della Dda Kleopatra, che conta 59 indagati in tutto e che ha sferrato un duro colpo al clan di Guardavalle (LEGGI).

“Sparano che è una bellezza”

“Compà, io l’ho vista ieri e l’ho provata e sparano che è una bellezza. Le ho tolte io dalla confezione, le armi sono nuove nuove… Non sono cari i prezzi per uno che capisce compà, 40 colpi hanno sparato che li ho fatti esplodere io ieri“. Il 12 marzo 2022 Bruno Vitale offre in vendita un’arma e chiede con insistenza a Paolo Pellicano se è interessato ad una pistola 357 magnum a canna lunga grigia con manico nero al prezzo di euro 1700, in una conversazione che riprende una settimana dopo: “Quanto vuoi spendere per la  357?”, visto che Vitale l’indomani, si sarebbe dovuto recare da terza persona per definirne il prezzo. I due si rivedono il 29 aprile e Bruno rivolgendosi a Pellicano in merito all’offerta dell’arma gli chiede: “Compà ce l’ho qua l’attrezzo ma non vuole scalare per nessun motivo”…Ok quindi dimmi tu cosa devo fare. La riporto al paese o la tengo e vieni a vederla?”, invitando l’amico  a raggiungerlo per provarla… “Ma senno facciamo una cosa, se tu la vuoi pagare 1700, vieni te la vedi se vuoi provartela ho 7 colpi qua”.

“Compà te lo viene a prendere sto Kalashnikov” 

Sempre a Pellicano, Bruno Vitale offre in vendita il proprio Kalashnikov a 2mila euro, di cui 1200 euro da corrispondere subito e ulteriori 800 euro entro tre giorni: “Compà che fai te lo vieni a prendere sto kalsch? Che ti do il kalasch e 1200 e tra tre giorni ti so gli altri 800? “. Per la Dda è Vitale che ha i contatti con il canale di vendita di armi e dimostrandosi esperto nel settore, garantisce sulla efficienza delle armi, e soprattutto sul loro essere nuove, avendole scartate lui per la prima volta ed avendo esploso i loro primi 40 colpi. Nell’insistere per convincere Pellicano all’acquisto, Vitale gli dice di avvisarlo con congruo anticipo qualora fosse voluto andare a vederle e a provarle, perché lui avrebbe dovuto prima andare dai fornitori per prenderle e portarle a casa propria, specificando che il controllo non sarebbe stato vincolante e che comunque se non le avesse apprezzate le avrebbero potute restituire, in caso contrario avrebbe fatto recapitare loro i soldi.

Il commercio delle armi

L’opera di convincimento, in nome dei Gallace, sarebbe passata anche con la disponibilità a ritornare dai fornitori per fare delle foto da inviargli.  Fra le proposte di acquisto avanzate un Kalashnikov, Vitale chiede al suo interlocutore se l’avesse voluto, dettando anche gli eventuali tempi per completarne il pagamento. Pellicano non accetta di acquistare l’arma e l’offerta di Vitale si modifica in una richiesta di aiuto nel venderlo, considerando che ha bisogno di soldi per pagare l’avvocato. Per il gip probabilmente questa necessità di liquidità porta Vitale a pressare l’interlocutore, affinché acquistasse le armi, considerando che il giorno dopo gli invia anche le foto delle armi 357 magnum in precedenza e ulteriori due foto del Kalashnikov, insistendo nell’elogiare le armi avendole provate lui personalmente.

Il nuovo canale di vendita

Le intermediazioni di Vitale poi si spostano su un nuovo canale di vendita con la proposta di acquistare armi in blocco, tutte diverse, ma a scatola chiusa: l’acquirente non avrebbe comunque saputo prima l’ effettiva tipologia di armi che avrebbe ricevuto, il tutto per un prezzo di 1.300 euro per ogni arma, e il venditore specifica che avrebbero poi anche potute rivenderle separatamente con un ricarico di 500 euro a pezzo, proponendo a Pellicano di entrare in questo affare. Nello stesso periodo alcune conversazioni tra Cesare Antonio Arcorace  e Nicola Chiefari vede i due discorrere di armi, con quest’ultimo che chiede all’altro di avvisarlo su come dovesse essere portato a termine l’affare, se gli avessero mandato le foto o si sarebbero limitati a indicargli il modello. Vedere la foto o conoscere il modello è per Chiefari necessario ai fine della commercializzazione delle armi, deve valutare quali sono più proficue, osservando che le calibro 9 mm o 380 erano più agevoli da vendere poiché erano diffuse le cartucce.

Addentrato nel canale delle armi è anche Domenico Vitale, 57enne, ha un canale di vendita, con persone della Serbia o del Montenegro, che trafficano armi anche composte da componenti della Beretta:parlando con Arcorace chiede di informarsi sul prezzo che sarebbe stato praticato importandole in Italia. Vitale si mostra interessato, però, rimette ad Arcorace le trattative, non volendo prendere il suo posto, visto che a rigore era stato Ivano Piperissa, alias Tesla a coinvolgere dall’inizio proprio Arcorace. Quest’ultimo discute con Chiefari, alias Geppo, che il prezzo di queste ‘beretta’ subiva un aumento per via del trasporto dall’estero, alla fine il costo delle pistole si sarebbe assestato a 1.100 euro

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