6 Gennaio 2026
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Calabria

Blitz contro le ‘ndrine del Crotonese, smantellata rete di supporto ai latitanti della locale di Cirò: 7 arresti (NOMI- VIDEO)

Custodia cautelare per sette presunti fiancheggiatori: avrebbero garantito logistica, SIM dedicate e appoggi ai condannati della maxi operazione Stige

I carabinieri del Comando provinciale di Crotone, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di sette persone ritenute responsabili di aver favorito l’attività della locale di Cirò, articolazione della ’ndrangheta radicata nel territorio crotonese. Il giudice per le indagini preliminari di Catanzaro, accogliendo la richiesta della Dda, ha disposto cinque arresti in carcere e due ai domiciliari.

Le accuse: supporto ai condannati dell’operazione “Stige”

Gli indagati sono accusati di procurata inosservanza della pena, aggravata dall’aver agevolato un’associazione mafiosa. Secondo gli inquirenti, avrebbero contribuito alla fuga e alla protezione di S.C., 43 anni, e A.A., 52, entrambi di Cirò Marina, già condannati in via definitiva nell’ambito della storica operazione “Stige”. I due dovevano scontare, rispettivamente, 3 anni e 25 giorni e 6 anni, 5 mesi e 11 giorni di pena residua, ma sarebbero stati messi in condizione di sfuggire all’esecuzione del provvedimento.

I nomi di chi va in carcere

Eseguita la misura cautelare in carcere nei confronti di Giovannina Rao, nata a Caccurri e residente a Cirò Marina, Manuela Anania, di Cirò Marina, Antonio Esposito, di Cirò Marina, il romeno Claudiu Cioian e Mario Filippelli, di Cirò Marina.

I nomi di chi va agli arresti domiciliari

Vittoria De Leo e Francesco Pio Gattuso, entrambi residenti a Cirò.

La rete di supporto: basi, ospitalità e collegamenti

L’indagine – avviata il 1° luglio 2024 e conclusa il 19 novembre 2024 – ha ricostruito un sistema di appoggi logistici, abitazioni messe a disposizione, spostamenti coperti e assistenza costante ai due affiliati in fuga. Una struttura ramificata che, secondo gli investigatori, avrebbe garantito ai latitanti tutto il necessario per mantenersi irreperibili.

Sim “pulite” e comunicazioni schermate

Il gruppo avrebbe inoltre fornito Sim telefoniche attivate ad hoc, intestate a terzi, insieme ad altri strumenti utili a evitare la tracciabilità delle comunicazioni.  Un sistema progettato per assicurare contatti esterni ai latitanti e, al tempo stesso, ostacolare le ricerche delle forze dell’ordine.

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