Il cronista politico sarebbe un ipocrita se nascondesse ai propri lettori che abbia goduto quando ha appreso della elezione di Enzo Bruno al consiglio regionale della Calabria.
Non perché sia stato suo elettore o abbia chissà quale grande amicizia col nostro, ma perché l’affermazione di Bruno è una pagina di riscatto personale e politico che insegna molto.
La forza politica a cui ha dato l’anima e la vita, lo aveva pensionato con la forza dell’arrivismo dei tanti giovani vecchi pischelli che scambiano i partiti per società per azioni.
Lui, Enzo, ha continuato a coltivare la sinistra fuori da certe sigle ormai piene di vuoto, destando, fra le altre, le attenzioni di un certo Pasquale Tridico, che infatti lo ha voluto subito al suo fianco. Il seguito ormai è patrimonio di tutti, con annesso ‘chiumpimento’ di certi dem che lo guardavano dall’alto verso il basso e che stanno rosicando senza tregua dal 6 ottobre scorso. Fateli smettere, per carità, prima che si rosichino a vicenda.
– Consigliere, ad oggi lei è l’unico membro dell’assemblea regionale che si sta applicando con costanza sulla riorganizzazione degli uffici. Gli altri suoi colleghi di opposizione dormono?
“No, nessuno dorme. Le prime due sedute hanno rappresentato un banco di prova importante per inaugurare una nuova impostazione del lavoro dell’opposizione, che è stata molto compatta, forse più di quanto qualcuno – a partire dal presidente Occhiuto – si aspettasse. Da qui nasce un percorso concreto per costruire una vera alternativa al progetto politico della maggioranza regionale. Per quanto mi riguarda, il mio “attivismo” sulla riorganizzazione degli uffici dipende dal fatto che considero questo tema strategico per il buon funzionamento della macchina regionale. La Calabria ha bisogno di una burocrazia chiara, di dirigenti competenti e di processi trasparenti, non di scatole vuote. Invece, la cosiddetta nuova struttura organizzativa della Giunta – già modificata più volte in poche settimane – è una riforma solo apparente: un insieme di titoli altisonanti, privi di omogeneità, che non permettono neppure di individuare con precisione competenze e requisiti dei dirigenti. Una simile disarticolazione rischia di produrre solo confusione e inefficienza”.
– Cosa non le piace dell’impianto nuovo della burocrazia?
“È un impianto costruito senza coerenza e senza confronto. Non c’è stata una vera interlocuzione né con gli assessori né con i sindacati, e se il confronto ci fosse stato, molte criticità sarebbero emerse sin dall’inizio. I Dipartimenti accorpano materie totalmente eterogenee, senza alcuna logica funzionale, e diventa difficile perfino capire quali competenze debbano possedere i dirigenti di vertice. È una struttura che sembra rispondere più a esigenze politiche che a criteri di efficienza amministrativa, ed è questo l’aspetto più preoccupante. Ribadisco un principio fondamentale: nella selezione dei vertici amministrativi bisogna partire dalle professionalità interne, ricorrendo a figure esterne solo quando strettamente necessario e ben motivato. Vorrei anche ricordare che lo stesso presidente uscente ha motivato le sue dimissioni dicendo che i dirigenti si rifiutavano di firmare atti di loro competenza. Se questo è vero, allora il problema non lo si risolve cambiando i nomi dei Dipartimenti, ma intervenendo sui processi, sulle responsabilità e sulle competenze”.
– Sanità, lavoro e ambiente sono i temi su cui si sta già concentrando. L’Avviso pubblico appena approvato dal Dipartimento Ambiente sembra recepire le sue proposte…
“Sì, ed è un risultato importante. Nel dibattito sulle linee programmatiche avevo indicato con forza la necessità di agire immediatamente sulla pulizia di fiumi e torrenti, sul ripristino delle aree degradate e sulla rimozione dei rifiuti abbandonati. Oggi l’Avviso pubblico 2025 del Dipartimento Ambiente – approvato con decreto n. 17570 del 24 novembre – dà attuazione concreta a quelle richieste, destinando risorse ai Comuni per interventi di tutela e risanamento ambientale. Si tratta di un passaggio fondamentale: mentre la maggioranza concentrava le proprie energie sulle modifiche statutarie per creare nuovi posti di governo, noi abbiamo continuato a sollecitare interventi urgenti su temi reali, legati alla sicurezza dei cittadini e al futuro del territorio. Questo decreto mette nero su bianco ciò che abbiamo chiesto con determinazione: un impegno serio per la cura dell’ambiente, per la prevenzione del rischio idrogeologico e per la creazione di occasioni di lavoro stabili legate alla manutenzione pubblica. È esattamente questo il ruolo dell’opposizione: proporre, vigilare e portare contributi concreti nell’interesse esclusivo della Calabria”.
– È stato eletto nella lista Tridico, ma è uomo di sinistra. Nel suo futuro c’è un rientro nel Pd?
“Sono stato eletto nella lista ‘Tridico Presidente’ per convinzione profonda. La proposta politica di Tridico, in Calabria, ha avuto un valore innovativo: ha rimesso in ascolto territori, categorie e cittadini che da anni non venivano considerati. Ha aperto spazi nuovi anche sul piano sociale e culturale. Le sue idee – dal potenziamento delle aree interne alla riorganizzazione dei servizi, fino a un modello di partecipazione più inclusivo – rappresentano una visione moderna. Continuerò a sostenerlo anche nel lavoro che collega la Calabria all’Europa. Il rapporto tra il gruppo ‘Tridico Presidente’ e la sua attività a Bruxelles è un ponte importante, che può generare opportunità reali per questa regione. Quanto al PD, io sono e resto un uomo di sinistra, e non l’ho mai nascosto. Ma oggi la priorità non è il posizionamento personale, bensì costruire un fronte progressista serio, competente e incisivo. Ogni riflessione sul futuro avrà senso solo dentro un progetto politico credibile e condiviso”.
– 5. Non tutti i consiglieri di minoranza hanno capito che serve un cambio di passo. Come la pensa?
“Un’opposizione ambigua o fragile indebolisce le istituzioni e lascia la Calabria senza un vero contrappeso democratico. Oggi, invece, c’è una nuova consapevolezza: la regione non può permettersi un’opposizione timida o divisa. Le prime sedute lo hanno dimostrato: sull’abolizione del referendum regionale l’opposizione ha reagito con fermezza, in modo unitario, ricorrendo al Governo per chiedere l’invalidazione di una norma che priva la Calabria di uno strumento fondamentale di democrazia. E lo stesso vale per la narrazione politica della Giunta: quando i dati ufficiali su sanità, dissesto idrogeologico e servizi raccontano una situazione grave, non ci si può voltare dall’altra parte. Bisogna essere chiari: la narrazione ottimistica non coincide con la realtà. Credo che oggi ci siano le condizioni per costruire una vera alternativa. Ma serve continuità, serietà e soprattutto zero personalismi. Ogni consigliere deve lavorare con disciplina e responsabilità, per restituire ai calabresi un’opposizione credibile e soprattutto utile”.


