La Reggina era chiamata a dare risposte, a mostrare un minimo di rabbia sportiva dopo settimane di prestazioni incolori. Invece, anche oggi, al Granillo, si è vista la solita squadra sfilacciata, lenta, incapace di gestire i momenti della partita. Il gol di Pellicanò al 23’, nato da un cross ben calibrato e da un inserimento puntuale, aveva dato l’impressione di una Reggina finalmente viva. Ma è stato solo un lampo, un’accensione isolata in una gara che, per lunghi tratti, la squadra ha subito.
Fragilità cronica: basta un soffio per mandare tutto in frantumi
Il pareggio dell’Athletic Palermo allo scadere del primo tempo è l’ennesima fotografia della stagione: ingenuità difensiva, lentezza nelle letture, una squadra che si fa sorprendere da situazioni elementari. Nella ripresa, il nuovo vantaggio firmato Edera (63’) non ha cambiato la storia della partita. Anzi, ha solo anticipato il crollo successivo: due gol presi in sette minuti – 67’ e 70’ – con la Reggina incapace di reagire, di accorciare, di chiudere, di opporsi. Il reparto arretrato è andato letteralmente in tilt, con posizionamenti sbagliati e marcature molli. Una resa psicologica prima ancora che tecnica.
Un centrocampo che non tiene, un attacco scollegato
La linea mediana è la parte più problematica: mai un’anticipazione, mai una giocata verticale, mai il coraggio di prendersi responsabilità. Il risultato è un attacco lasciato a sé stesso, costretto a inventare senza supporto, e un reparto difensivo costantemente esposto alle ripartenze degli avversari.
Senza personalità e senza leadership: il problema è generale
Ciò che colpisce di più non è la sconfitta – l’ennesima – ma come sia maturata: senza un briciolo di carattere. La squadra si è sciolta alla prima difficoltà, come già successo troppe volte. Nessuno che alzi la voce. Nessuno che trascini. Nessuno che dia la sensazione di voler cambiare davvero l’inerzia della stagione.
Un Granillo esasperato: contestazione durissima
Gli spalti hanno espresso tutto il loro disappunto: fischi, cori di protesta e un clima pesante che riflette la frustrazione di un ambiente che vede la squadra naufragare partita dopo partita. La percezione diffusa è che si sia toccato uno dei punti tecnici e mentali più bassi degli ultimi anni.
Classifica che preoccupa, futuro che fa paura
La Reggina scivola in una zona pericolosa, non solo numericamente ma soprattutto mentalmente. Il trend è negativo, il gioco assente, i segnali incoraggianti pari a zero.
Continuare così non solo comprometterebbe la stagione, ma rischierebbe di minare il progetto nella sua interezza.


