Il servizio pubblico cambia passo. Con il nuovo protocollo d’intesa firmato da Rai e Corecom, prende forma una stagione rinnovata per gli spazi di accesso regionale, ovvero le finestre radiofoniche e televisive che la Rai mette a disposizione delle organizzazioni sociali. Regole aggiornate, strumenti moderni e una collaborazione più strutturata ridisegnano l’ecosistema dell’informazione locale, offrendo al mondo del non-profit un canale più efficace per raccontarsi e ai cittadini contenuti realmente accessibili.
La firma dell’accordo
La sottoscrizione è avvenuta il 1° dicembre: per i Corecom ha firmato la Coordinatrice nazionale Carola Barbato, mentre per la Rai il Direttore del Coordinamento delle sedi regionali ed estere Alessandro Zucca. Presente anche Giuseppe Carboni, direttore di Rai Parlamento, cui la legge 103/1975 assegna la supervisione sui programmi dell’accesso.
Il ruolo strategico della Calabria
Determinante il contributo del Corecom Calabria, che nei mesi scorsi ha guidato passaggi decisivi nella definizione del nuovo impianto. In particolare il presidente Fulvio Scarpino, membro dell’Ufficio Legale del Coordinamento Nazionale e Vice Coordinatore nazionale, ha lavorato alla stesura delle nuove norme, ai criteri di trasparenza e alle procedure operative. Un apporto che ha garantito solidità giuridica, coerenza istituzionale e attenzione alle esigenze territoriali.

Una sinergia che segna un passaggio storico
La collaborazione tra Barbato e Scarpino è identificata dagli stessi promotori come un passaggio “storico” per la comunicazione pubblica e sociale italiana, con un valore simbolico e operativo particolarmente rilevante per il Mezzogiorno, protagonista di questa riforma.
Prossime tappe: l’operatività
Nel mese di gennaio, la Direzione regionale Rai di Cosenza completerà l’integrazione del protocollo, rendendo immediatamente applicabili le nuove procedure anche in Calabria.
Verso una nuova stagione dell’informazione sociale
Più che un aggiornamento, questo protocollo rappresenta un cambio di paradigma: un sistema nazionale coordinato che mette al centro la partecipazione, valorizza le voci locali e riafferma il ruolo del servizio pubblico come spazio condiviso di cittadinanza attiva.
Grazie al lavoro congiunto di Barbato e Scarpino, il Sud offre un modello di cooperazione istituzionale capace di guardare lontano.



