Tra i circa 700 mila soldati italiani caduti nella Grande Guerra ci fu un tizio che si chiamava Carmelo Zuccalà. Chi era costui? Era l’attendente calabrese del sottotenente di complemento Sandro Pertini.
La medaglia al valor militare
Quest’ultimo, dopo aver combattuto valorosamente sul fronte dell’Isonzo e sul Pasubio (si distinse per atti di valore, come l’assalto al monte Jelenik nell’agosto 1917), fu congedato con il grado di capitano alla fine della guerra. In quella occasione il futuro Capo dello Stato ricevette la medaglia d’argento al valor militare per i fatti accaduti nel 1917, ma, essendo stato segnalato come simpatizzante socialista su posizioni neutrali, l’onorificenza gli fu conferita solo nel 1985. Questa pagina di storia sconosciuta rinviene da un libro a dir poco curioso che è da pochi giorni nelle librerie italiane.
“Cosa insegnerà?”
Si tratta di “Sandro libera tutti” (Rizzoli, ottobre 2025) di Luigi Garlando, un lavoro, con le sue cento mini storie, didascalico e pedagogico, o, come ha scritto Aldo Cazzullo sul Corriere della sera, “Il libro di Luigi Garlando lo insegnerà ai nostri figli e i nipoti, e lo ricorderà a ognuno di noi”. Cosa insegnerà? “… un memento che sono esistiti compatrioti per cui l’Italia era una cosa seria, e un’ideale che valeva una vita”. Perché il libro è curioso? Intanto, si trova e si vende nel reparto “libri per ragazzi” delle librerie, e poi perché l’autore è un giornalista sportivo. Certo non è una diminutio, ma la narrazione non cammina secondo i canoni classici della saggistica. L’Autore racconta nel capitolo 16° la storia del calabrese Carmelo Zuccalà, che, come detto, era l’attendente del sottotenente Sandro Pertini che fu curato amorevolmente quando il “capo” fu ferito.
Il finale drammatico
Carmelo una volta chiese a Pertini che gli scrivesse una frase per la sua morosa. E Pertini chiuse la frase con questa espressione: “Rosaria, sei bella come la pace”. Il finale del capitolo del libro è drammatico: “Appena rientra al fronte, Pertini va subito a cercare il suo attendente. Chiede a tutti, ma di Carmelo non c’è traccia. Prova a convincersi che sia stato trasferito, ma sa benissimo che è uscito all’alba dalla trincea e non è più tornato. Sandro si pianta nel cuore una croce bianca con un elmetto sopra. E lì resterà per tutta la vita. Aveva un bambino piccolo e una donna bella come la pace”.



