7 Gennaio 2026
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Smartphone, il segnale d’allarme degli scienziati: “Controllarlo troppo spesso ci manda in tilt”

Studi da Stati Uniti, Europa e Asia: attenzione e memoria crollano quando si sblocca il telefono decine e decine di volte al giorno. “Dipendenza simile a quella da alcol e droga”

La mattina molti non fanno in tempo a scendere dal letto che hanno già il telefono in mano. Lo scorrimento per sbloccare lo schermo è diventato un riflesso, ripetuto quasi senza accorgersene lungo l’arco della giornata. Secondo gli esperti, questa abitudine rischia di trasformarsi in una routine eccessiva e potenzialmente nociva, soprattutto per giovani e adolescenti, i più vulnerabili all’uso compulsivo.

Le ricerche: decine di controlli quotidiani tra ragazzi e millennial

Il Washington Post riporta gli esiti di oltre otto anni di osservazioni condotte dal professor Larry Rosen, psicologo della California State University di Dominguez Hills: gli adolescenti arrivano a sbloccare o controllare lo smartphone dalle 50 alle 100 volte al giorno, ossia ogni 10-20 minuti mentre sono svegli.

Di notte lo smartphone resta vicino al cuscino

Un sondaggio YouGov mostra quanto il telefono sia sempre più integrato nelle abitudini quotidiane: l’80% degli americani lo tiene in camera da letto durante la notte, spesso accanto al comodino o persino sul letto. Gli intervistati affermano inoltre di toccare il dispositivo circa 10 volte al giorno, anche se negli studi sui giovani le cifre risultano molto più elevate.

L’esposizione continua e il declino delle capacità cognitive

Sulla scia di queste abitudini, ricercatori della Nottingham Trent University (Regno Unito) e della Keimyung University (Corea del Sud) hanno analizzato gli effetti delle interruzioni costanti provocate dallo smartphone. Le loro conclusioni indicano che il controllo ripetuto del telefono può essere la prima spia di un indebolimento delle funzioni cognitive, con impatto su memoria e capacità di focalizzarsi.

La soglia critica: 110 controlli al giorno

Secondo gli studiosi, superare i 110 controlli quotidiani rappresenta un comportamento da considerare ad alto rischio. Una ricerca della Singapore Management University sostiene inoltre che non è il tempo complessivo passato davanti allo schermo a penalizzare le prestazioni mentali, bensì la frequenza con cui interrompiamo ciò che stiamo facendo per guardare il telefono. Il continuo passaggio da un’attività all’altra mette in seria difficoltà la concentrazione.

Riunioni interrotte e recuperi lenti

La professoressa Gloria Mark, della University of California, Irvine, sottolinea che durante una riunione di mezz’ora una persona su quattro cede alla tentazione di sbirciare il telefono. Dopo ogni interruzione, avverte, possono servire anche 25 minuti per recuperare completamente il livello di attenzione precedente.

“Funziona come una dipendenza”: la spiegazione della Stanford

Secondo Anna Lembke, psichiatra e docente alla Stanford School of Medicine, gli smartphone attivano lo stesso circuito di ricompensa neurochimico di alcol e droghe.
Questo meccanismo crea un uso compulsivo, che porta a un vero e proprio stato di astinenza quando non si riesce a controllare il dispositivo o non si ha accesso a esso.

72 ore senza telefono e il cervello reagisce come in astinenza

Gli studiosi dell’Università di Heidelberg hanno osservato che, dopo appena tre giorni senza smartphone, il cervello mostra pattern simili a quelli dell’astinenza da sostanze. Secondo la ricerca, pause brevi ma regolari dall’uso del telefono possono aiutare a ridurre comportamenti problematici.

Come spezzare il ciclo: poche mosse per ridurre la dipendenza

Gli esperti suggeriscono strategie semplici ma efficaci: disattivare le notifiche, eliminare le app inutili, spegnere il telefono quando non necessario e, quando possibile, lasciarlo a casa per alcuni brevi periodi. Piccoli cambiamenti che possono facilitare una gestione più equilibrata del dispositivo.

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