Cosa resterà dei tanti, pur lodevoli, convegni e incontri che si stanno celebrando in questa particolare giornata? Nulla, esattamente come negli anni scorsi e in quelli a venire, se non si cambia il ‘format’ divulgativo.
Certo, fa bene dibattere, fare gruppo, confrontarsi, interrogarsi in pubblico, ma sta proprio qui il limite, per ora invalicabile, di gran parte dell’opera di sensibilizzazione.
Sta nella struttura del pubblico, che è quasi sempre la stessa, composta da addetti ai lavori, orfani però dei destinatari naturali: i giovani, le pianticelle in crescita.
Semi nel terreno sbagliato
Quasi sempre le migliori iniziative gettano semi sul terreno sbagliato della dimensione seminaristica o, peggio, in quella convivial-vetrinistica. Il risultato peggiore di questa deriva parolaia è sotto gli occhi di tutti: gli adulti da una parte, seduti comodamente sulle poltroncine dei salotti; i giovani dall’altra, sulla strada, a meno che non debbano fare obbligatoriamente da claque a qualche celebrazione costruita con i soliti dieci (quando va bene) interventi di mezz’ora l’uno (quando va bene) in noiosa, criminale successione.
L’aridità valoriale e il ruolo della scuola
Altra conseguenza della semina sbagliata: un’aridità valoriale senza precedenti tra i teenager, aggravata da una scuola che, tra mille tentennamenti pruriginosi, fa orecchie da mercante, aspettando riforme che non arriveranno mai, anche perché da anni mica hai a che fare con ministri della statura di Misasi e Fioroni.
I raggi di luce: gli insegnanti “corsari”
Ci sono, tuttavia, raggi di luce che meritano di essere evidenziati, nella speranza che essi possano contagiare e irradiare sempre di più. Sono quegli insegnanti delle scuole elementari, medie e superiori i quali, sentendo forte il dovere civico di intervenire come una vera e propria necessità didattica — malgrado la stessa non sia contemplata dalle tante monnezze burocratiche cui devono adempiere — continuano a portare il giornale in classe, soffermandosi sui casi truci di femminicidio e innescando un salutare ‘shock termico’ nei loro allievi.
I veri destinatari: i ragazzi
Perché i destinatari naturali della sensibilizzazione sono i ragazzi, quelli che non andranno mai ai convegni ‘prestampati’, quelli che non vedranno mai un approfondimento televisivo sulla dolorosa materia insieme a mamma e papà. Per questo vanno incalzati sul loro terreno di vita, che è anche quello di gioco e di crescita: il microcosmo classe.
L’esperimento didattico: “Amore Criminale”
Una docente, una volta, mi disse che era rimasta stupita dal caleidoscopio di reazioni che aveva destato nei suoi studenti la visione ‘obbligata’ di una puntata di “Amore Criminale”.
“Li ho visti familiarizzare con il morbo, appassionarsi nello studio visivo della dinamica possessiva che sovente sfocia nella violenza cieca, ma soprattutto ho visto i maschietti abbassare gli occhi davanti alle ragazze: provavano una salutare vergogna di genere”.
La didattica “corsara” che funziona
Non è la sola ad aver introdotto in classe una didattica ‘corsara’, fatta di messaggi audiovisivi che sappiano impressionare e, allo stesso tempo, far dibattere gli studenti.
Non è la sola ad aver aperto una breccia in quel muro di indolenza che anche la convegnistica delle grandi occasioni ha contribuito a costruire.
Il coraggio di disobbedire alla burocrazia
“E pazienza, caro Ugo, se il dirigente scolastico rompe le palle, io continuo a fargliele vedere lo stesso le puntate di Amore Criminale. Sottraggo qualche ora al normale programma delle lezioni? Pazienza, le consapevolezze raggiunte dai ragazzi in tema di violenza, sono il più grande risultato scolastico che io per prima potessi raggiungere”.



