7 Gennaio 2026
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Calabria

Il basilico nella carbonara. Gli avvisi regionali che confondono turismo, burocrazia e… fantasia amministrativa

Gli avvisi pubblici della Regione Calabria per scegliere i nuovi direttori generali dei Dipartimenti sembrano più un esercizio di illusionismo che una selezione meritocratica

La nostra inchiesta sugli avvisi recentemente pubblicati per la ricerca dei “nuovi” manager della burocrazia regionale oggi si sofferma su Turismo, Cultura e Identità Culturale. È un piccolo capolavoro di illusionismo. Tre parole nel titolo, una sola nella sostanza: Turismo.

L’unico requisito richiesto è “favorire lo sviluppo delle attività turistiche”. Sviluppo delle attività turistiche? Tradotto: che significa? Fare il tour operator? Cultura e Identità culturale nemmeno pervenute, probabilmente rimaste intrappolate nella stampante. Un Dipartimento più adatto a gestire brochure che musei.

Agricoltura, Aree Interne e Connessione Territoriale: il Dipartimento smemorato

Il Dipartimento Agricoltura, Aree Interne e Connessione Territoriale si ricorda dei fondi, dei PSR e dei PSP, ma dimentica tutto il resto: aree interne vere, sanità montana, spopolamento, logistica rurale… e la connessione territoriale è un concetto così vago che potrebbe essere anche un corso di meditazione.

Sanità: competenze altissime, nessun titolo richiesto

La Sanità elenca competenze altissime – reti cliniche, programmazione, qualità delle cure – ma non richiede alcun titolo sanitarioformazione specifica in management sanitario. Una curiosa impostazione: per dirigere il sistema sanitario regionale basta tutto, tranne la preparazione necessaria. Una scelta che sembra fatta apposta per testare l’ottimismo degli aspiranti.

Inclusione Sociale: un welfare per soli documenti

L’Inclusione Sociale elenca programmazione, assistenza, performance e qualità dei servizi, ma si dimentica quasi tutto ciò che fa davvero il welfare di comunità: terzo settore, povertà, servizi territoriali, emergenze sociali, disabilità, marginalità. Una descrizione così astratta che sembra pensata per un dipartimento che assiste… documenti, più che persone.

Ambiente: ridotto a rifiuti e acqua

Il Dipartimento Ambiente riduce tutto a rifiuti e acqua. VIA, VAS, AIA, ARPACAL, rinnovabili, bonifiche, qualità dell’aria? Magari nella versione estesa. La Protezione Civile ignora completamente volontari, piani comunali e rischio sismico. Una Protezione Civile immaginaria, che funziona benissimo finché non succede nulla.

Asset Strategici e Investimenti… turistici

E poi arriva lui: il Dipartimento Asset Strategici, Attrazione Investimenti e Saperi.
Uno si aspetta innovazione, investimenti, competitività, strategie industriali. E invece no.

Per dirigere il Dipartimento servono competenze… turistiche. Pianificazione dell’offerta turistica e promozione turistica. Il basilico nella carbonara. L’ananas sulla pizza.
La panna nella matriciana. È talmente surreale che sembra una provocazione. O un refuso.
Oppure un codice segreto per il candidato giusto: quello con un passato impeccabilmente turistico. Il Dipartimento Turismo sta a fianco, ma si vede che non bastava: un po’ di turismo non guasta mai, anche quando devi attrarre investimenti industriali.

Sette giorni per candidarsi: il tempo di accendere un cero

L’avviso concede sette giorni di tempo. Sette. Non ci prendi nemmeno una PEC nuova. Figuriamoci ritrovare il certificato del dottorato. Sembra quasi che non si desiderino troppe candidature: troppa scelta confonde. E la confusione rallenta la discrezionalità, che invece va protetta come un bene prezioso.

La rotazione: tutto in fascia Alta perché… boh

La macrostruttura non è pronta. Quindi, per prudenza, la Regione classifica tutti i Dipartimenti come “fascia di rischio Alta”. Traduzione: non sappiamo come saranno organizzati, quindi per sicurezza diciamo che sono tutti complessissimi. Creatività gestionale, livello avanzato.

Priorità agli interni: un principio solo teorico

La delibera proclama la priorità agli interni, certo. Peccato che molte competenze sembrino scritte apposta per NON includerli: troppo generiche per escludere, troppo specifiche per includere, troppo sartoriali per essere neutrali. E qui nasce la domanda delle domande:

Come si valuta “visione sistemica”, “orientamento al risultato”, “capacità di innovazione”, “leadership diffusa” e “propensione al cambiamento” senza un colloquio, senza una prova, senza niente? Con la cartomanzia amministrativa?
O basta che nel curriculum compaia la parola giusta al posto giusto? Pretendere di misurare competenze eteree leggendo quattro pagine di CV è come voler valutare un cantante guardando la foto. Si può fare, certo. Basta non avere alcuna intenzione di ascoltarlo.

Più che una selezione, un esercizio di stile

Alla fine, questo avviso è impeccabile nella forma, solenne nella retorica meritocratica, ricchissimo di richiami normativi. Ma è anche: vago dove dovrebbe essere preciso, preciso dove dovrebbe essere realistico, aperto dove è già chiuso, innovativo solo nella fantasia, turistico dove non dovrebbe esserlo, distratto dove dovrebbe essere rigoroso. Un esercizio di equilibrio perfetto: si chiama selezione, non è una selezione; sembra trasparente, ma non produce graduatorie; chiede turismo dove servono saperi e investimenti; ignora Dipartimenti citati due righe prima. Più che amministrazione, letteratura surreale.
Ma anche questo, in fondo, è un sapere. E guarda caso, uno dei Dipartimenti si chiama proprio così.

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