Secondo un retroscena di Dagospia, il nome di Roberto Occhiuto non circola nei salotti romani per caso. La sua ascesa nazionale sarebbe il risultato di una manovra silenziosa costruita con l’appoggio della famiglia Berlusconi, in particolare con la stima personale di Marina, sempre più delusa dalla linea attendista di Antonio Tajani, giudicato incapace di dare a Forza Italia una vera identità autonoma rispetto a Giorgia Meloni.
Negli ambienti vicini ad Arcore – racconta Dagospia – Marina vedrebbe in Occhiuto “il volto nuovo giusto” per avviare una rifondazione liberale del partito, necessaria a svecchiare una classe dirigente considerata ormai fuori tempo massimo e ad ampliare un elettorato ridotto a un bacino di pura resistenza. Durante il faccia a faccia milanese tra la presidente di Fininvest e il governatore calabrese si sarebbe parlato esplicitamente di diritti civili, garantismo e giustizia come architravi di una nuova proposta politica capace di intercettare mondi oggi lontani dagli azzurri.
Sempre secondo Dagospia, Occhiuto avrebbe accettato il ruolo con prudenza, consapevole che la sfida a Tajani non può essere frontale né improvvisata. Da qui la scelta di partire con un evento-cantiere più che un atto di rottura, fissato per il 17 dicembre a Palazzo Grazioli, luogo simbolo del berlusconismo delle origini. Formalmente un convegno, ma nella sostanza la nascita di una corrente interna di ispirazione liberale, primo test per misurare sostegni, attenzioni mediatiche e adesioni parlamentari.
Il tempismo – sottolinea il sito di Roberto D’Agostino – non è casuale. L’inchiesta che ha coinvolto Occhiuto ad agosto ha trasformato il governatore in uno dei portavoce più attivi della battaglia sul garantismo, tema che Marina Berlusconi considera essenziale per rilanciare Forza Italia e recuperare il Dna berlusconiano delle origini: difesa dello Stato di diritto e distanza dal giustizialismo populista.
Ma il vero cuore del retroscena di Dagospia riguarda il peso istituzionale che Occhiuto starebbe costruendo al di là delle dinamiche interne al partito. In particolare viene citata la delicatissima partita TIM sul futuro dei call center di Catanzaro, dove erano a rischio oltre quattrocento posti di lavoro. Secondo il sito, Occhiuto si è speso in prima persona, seguendo direttamente i contatti con azienda e governo e accreditandosi come snodo politico-istituzionale capace di tenere insieme tutela dell’occupazione e rapporti con i grandi gruppi industriali.
Questa attività, racconta Dagospia, avrebbe rafforzato la percezione del governatore come amministratore “di sistema”, non più semplice presidente di Regione ma figura credibile anche sui tavoli romani, qualità che la galassia Fininvest reputa indispensabile per un futuro leader azzurro.
Nel mosaico entra anche Pier Silvio Berlusconi, la cui presenza a Roma si fa sempre meno episodica, tanto da giustificare – secondo indiscrezioni – la predisposizione di un ufficio a Palazzo del Bufalo, a pochi passi dal Nazareno. Un segnale letto come il ritorno diretto della famiglia agli affari del partito e come ulteriore sostegno indiretto all’operazione Occhiuto.



