9 Gennaio 2026
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Calabria

Monarchia Calabria. Il metodo Occhiuto tra “amichettismo”, familismo e nervi scoperti nel centrodestra

In tanti erano convinti che avrebbe allentato la presa. È accaduto l’opposto: un potere accentratore cresciuto fino alla “monarchia assoluta”. Il silenzio “morbido” di Meloni e Salvini, i dossier su Vibo, il caso Mattiani a Reggio

In tanti erano convinti, noi compresi, che Occhiuto non sarebbe riuscito ad esercitare nel corso del secondo mandato quel potere accentratore che aveva caratterizzato, fino al giorno delle dimissioni, la sua precedente esperienza amministrativa. Oggi si è invece costretti a prendere atto che, sotto questo punto di vista, nulla è cambiato, anzi, alla luce delle cose fin qui viste, quel “potere accentratore” si è addirittura ampliato ad un punto tale da poter sostenere che la precedente repubblica presidenziale di Calabria sia stata trasformata da Occhiuto in una monarchia assoluta.

Monarchia assoluta: il metodo Occhiuto

Una trasformazione del governo regionale che ha consentito di rendere ancor più pregnanti ed invasivi i già consolidati criteri di scelta del governatore fondati sull’amichettismo e familismo. In tal senso sono illuminanti le strategie poste in essere per riportare a galla alcuni politici bocciati dagli elettori, ma legati da vincoli più che solidi col fratello Mario, senatore della Repubblica; ci riferiamo all’ingresso in consiglio regionale di Piercarlo Chiappetta, cognato del parlamentare, e della nomina ad assessore di Eulalia Micheli, di cui il senatore è stato testimone di nozze. Anche in riferimento all’altro caposaldo del metodo Occhiuto – riservare alla propria persona tutte le materie che contano – la situazione è peggiorata ed infatti le deleghe assegnate ad alcuni assessori sono state svuotate tanto da apparire come dei pennacchi senza neppure il supporto del cappello.

Stando così le cose, bisogna chiedersi come sia stato possibile per Occhiuto disattendere in modo così macroscopico l’impegno assunto con i leader nazionali dei partiti della coalizione di centrodestra di governare attenendosi ad un principio di maggiore condivisione rispetto al passato. Riteniamo – facendo tesoro di un vecchio detto contadino “quando il terreno è morbido bisogna zappare in profondità” – che sul banco degli imputati vadano posti Meloni e Salvini (non Tajani, il cui partito in fin dei conti beneficia dell’arroganza politica del governatore), con l’accusa di essersi dimostrati molto “morbidi” nei confronti di Occhiuto, accettando non solo di buon grado le sberle ricevute da parte di chi ha disatteso gli accordi, ma addirittura lo hanno gratificato, rinominandolo commissario alla sanità. Ciò posto, non ci si può meravigliare del modus operandi di Occhiuto, bensì della mancanza di tempra dimostrata da Meloni, Salvini e dai rispettivi proconsoli inviati in Calabria, che ha fortemente deluso i propri sostenitori.

Giunta e criteri: distinguere politica da familismo

Chiuso questo capitolo, occorre entrare nel merito degli innumerevoli rilievi mossi al governatore in relazione alla composizione della giunta, in ordine ai quali va evidenziato come si sia fatto di tutta l’erba un fascio, senza alcuna distinzione tra le scelte figlie dell’amichettismo e familismo e quelle più accostabili, condivisibili o meno che possano essere, a valutazioni politiche. Se in relazione alla prima tipologia non riteniamo di dover aggiungere nulla a tutto quello che già è stato pubblicato dai diversi organi di informazione, per quanto concerne il resto diversi sono gli approfondimenti da effettuare, in quanto riteniamo che alcune valutazioni critiche nei confronti del governatore non abbiano motivo di esistere.

Vibo Valentia: rappresentanza, numeri e responsabilità

Ci riferiamo in particolare ai rilievi inerenti alla scarsa considerazione avuta nei confronti della provincia vibonese, al trattamento riservato a Noi Moderati ed a quelli attinenti alla mancata nomina ad assessore del leghista reggino Giuseppe Mattiani. Iniziando dalla situazione vibonese, va intanto tenuto distinto il ridimensionamento della rappresentanza in consiglio regionale dall’assenza in giunta di un rappresentante del territorio.

In relazione al primo vulnus, non è comprensibile cosa possa essere addebitato ad Occhiuto, essendo stata una situazione determinata dal voto degli elettori; per quanto concerne il secondo punto, riteniamo politicamente condivisibile la sua decisione, atteso che il centrodestra vibonese gli ha creato solamente problemi con la propria litigiosità, che ha finito per consegnare alla coalizione progressista guidata da Romeo l’unico capoluogo di provincia che era rimasto in mano al centrodestra in Calabria. Per quanto poi concerne in modo specifico la posizione di Michele Comito, consigliere uscente e non rieletto, bisogna dire che, contrariamente a quanto gli viene addebitato, Occhiuto ha cercato di favorire il suo ritorno a palazzo Campanella, consentendogli di candidarsi nella lista del presidente, ritenuta dal diretto interessato più abbordabile rispetto a quella ufficiale di Forza Italia. Se Comito – nonostante abbia ricoperto il ruolo di capogruppo di FI in consiglio regionale e nonostante sia il responsabile provinciale del partito – con la sua incapacità di assumere una collocazione inequivocabile tra Occhiuto e Mangialavori ha dimezzato il proprio consenso, passando da oltre dodicimila voti nella scorsa tornata elettorale agli attuali seimila, non poteva pretendere di essere ripescato attraverso l’escamotage del consigliere supplente, o addirittura di essere nominato assessore.

A tal proposito va detto che la pretestuosità delle polemiche di chi sostiene che il vibonese è stato lasciato senza rappresentanza in giunta, collegando tale presenza a maggiori chance per il territorio, non solo è stata già evidenziata dal segretario regionale dell’Udc, Salvatore Bulzomì, ma emerge in modo lapalissiano da quanto è avvenuto in precedenza, quando in giunta era presente l’assessore vibonese Rosario Varì, rivelatosi un fallimento senza precedenti, che nulla ha prodotto né per la regione né per la sua area geografica di riferimento. La verità è che se un territorio esprime una classe politica meno che mediocre, priva di autorevolezza, che non riesce ad andare oltre le questioni di piccolo cabotaggio, la sua presenza o assenza in giunta nulla cambia.

Noi Moderati: il nodo sub iudice tra Tar e Consiglio di Stato

Passando alle critiche inerenti alla mancata attribuzione di un assessore a Noi Moderati, nonostante il partito abbia eletto due consiglieri regionali, la scelta di Occhiuto va invece ritenuta molto equilibrata, atteso che l’elezione di Vito Pitaro e Riccardo Rosa è attualmente sub iudice, in attesa che prima il Tar Calabria e poi il Consiglio di Stato si pronuncino sull’annosa questione dei voti utili da considerare per la determinazione del quorum di sbarramento del 4%. E’ vero che la Corte di Appello di Catanzaro, a nostro avviso in modo pilatesco, ha proclamato eletti i due politici, ma è pur vero che l’ultima parola spetterà ai predetti organi di giustizia amministrativa. In attesa che venga dipanata una matassa così complessa – destinata ad incidere non solo sulla posizione di Pitaro e Rosa, ma anche su quella di Francesco Sarica, primo dei non eletti della Lega nella circoscrizione sud, e su quella di uno tra Giuseppe Zampogna e Michele Comito, primi dei non eletti con la lista Occhiuto presidente nelle circoscrizioni sud e centrale, per quanto concerne le forze di maggioranza, e di Giuseppe Falcomatà, eletto nella lista del Partito Democratico nella circoscrizione sud e Giusy Iemma, prima dei non eletti per lo stesso partito nella circoscrizione centraleOcchiuto non poteva che assumere la decisione presa, per evitare di complicare ulteriormente le cose ed alimentare nuove tensioni tra i partiti della coalizione nel caso in cui i giudici amministrativi dovessero accogliere le doglianze di coloro i quali sono rimasti fuori dal consiglio regionale.

Il caso Mattiani e gli equilibri reggini

Infine il caso Mattiani, la cui mancata nomina ad assessore ha creato molto malumore nella città metropolitana ed un raffreddamento nei rapporti tra Salvini ed Occhiuto. Per comprendere gli esatti termini della questione, bisogna partire da quello che avevamo sostenuto in un precedente intervento in relazione alla lotta tra i tre titani, Cannizzaro (FI), Falcomatà (PD) e Scopelliti (Lega), per la conquista della leadership politica nella città. Le elezioni regionali hanno posto fuori dai giochi Falcomatà e ristretto la lotta agli altri due contendenti ed è chiaro che la mancata nomina di Mattiani, nonostante gli oltre dodicimila voti riportati, rientri in questo contesto. E’ dunque politicamente fisiologico che in una contesa del genere Occhiuto abbia relegato in panchina il temibile avversario del proprio coordinatore regionale, impedendo all’uomo di riferimento di ScopellitiFrancesco Sarica – di entrare in consiglio regionale quale consigliere supplente di Mattiani.

E’ vero che il governatore ha garantito alla Lega la nomina di un secondo assessore nel momento in cui il numero di componenti della giunta sarà portato a nove rispetto agli attuali sette, ma è pur vero che i tempi di tale allargamento sono incompatibili con quelli necessari per consentire a Scopelliti di avere adeguata voce in capitolo sulle dinamiche comunali. Inquadrando le determinazioni di Occhiuto nell’ottica delle prossime elezioni amministrative, esse rientrano nelle normali dinamiche politiche che ormai non scandalizzano nessuno se non gli ipocriti.

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